Stelle

Il sistema di AB Aurigae con il suo protopianeta visti da Hubble

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sul protopianeta catalogato come AB Aurigae b, un gigante gassoso che sta crescendo seguendo un processo inusuale chiamato instabilità del disco. Un team di ricercatori ha utilizzato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble e con il telescopio Subaru sul Mauna Kea, alle Hawaii, che coprono un intervallo di tempo tra il 2007 e il 2021 per trovare le prove di quella formazione violenta. Provare che i giganti gassosi possono formarsi in seguito all’instabilità del disco aiuterà a capire meglio anche la storia del sistema solare.

Earendel, indicata dalla freccia, vista da Hubble (Immagine NASA, ESA, B. Welch (JHU), D. Coe (STScI), A. Pagan (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta della stella singola più lontana, soprannominata Earendel. Un team di ricercatori ha utilizzato dati raccolti nel corso del programma RELICS (Reionization Lensing Cluster Survey) usando il telescopio spaziale Hubble per cercare le galassie più luminose risalenti al primo miliardo di anni di vita dell’universo. Un grande ammasso galattico catalogato come WHL0137-08 ha distorto l’immagine di galassie molto lontane in un effetto di lente gravitazionale al punto da permettere di individuare una singola stella lontana circa 12,9 miliardi di anni luce dalla Terra. Lo studio di Earendel, la cui massa è stata stimata ad almeno 50 volte quella del Sole, aiuterà a capire meglio la formazione e l’evoluzione delle primissime generazioni di stelle dell’universo.

La stella V Hydrae con i suoi anelli vista da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/S. Dagnello (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio della stella V Hydrae che include la scoperta di un sistema di sei anelli che la circondano e si stanno espandendo e due strutture a clessidra. Un team guidato da Raghvendra Sahai del JPL della NASA ha usato il radiotelescopio ALMA e dati raccolti con il telescopio spaziale Hubble per studiare i materiali che sono stati espulsi da V Hydrae nel corso dell’agonia che la porterà alla morte. Queste osservazioni possono fornire preziose informazioni per capire meglio i processi in atto durante una fase relativamente breve e quindi difficile da osservare.

Vista della Via Lattea

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sulla formazione della Via Lattea che fornisce prove che la parte conosciuta come “disco spesso” ha cominciato a formarsi circa 13 miliardi di anni fa, 2 miliardi prima di quanto si pensasse. Maosheng Xiang e Hans-Walter Rix del Max-Planck Institute for Astronomy di Heidelberg, in Germania, hanno utilizzato dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA e osservazioni condotte con il telescopio LAMOST per ricostruire le fasi di formazione ed evoluzione della Via Lattea. In particolare, i ricercatori si sono concentrati sul periodo tra 13 e 8 miliardi di anni fa, quando vi furono fusioni galattiche e molto idrogeno venne consumato in una fase di notevole formazione stellare.

Concetto artistico della nube di detriti nel sistema HD 166191 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sul sistema della stella catalogata come HD 166191, che ha un’età stimata attorno a 10 milioni di anni ed è ancora in fase di formazione con oggetti che si formano ma anche si distruggono in seguito a collisioni. Un team di ricercatori guidato da Kate Su dell’Università dell’Arizona ha usato dati raccolti tra il 2015 e il 2019 usando il telescopio spaziale Spitzer della NASA e telescopi al suolo per rilevare le tracce di nubi di detriti generate da collisioni tra planetesimi. Le informazioni ottenute da questi dati sono molto utili per migliorare le nostre conoscenze sulla formazione ed evoluzione dei sistemi planetari.