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SMSS 2003-1142 al centro (Immagine cortesia Da Costa/SkyMapper)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta l’identificazione di quella che viene ritenuta un’ipernova magnetorotazionale, l’esplosione di una stella molto massiccia dotata di un potente campo magnetica e in rapida rotazione. Un team di ricercatori guidato da David Yong, Gary Da Costa e Chiaki Kobayashi ha raccolto per la prima volta le prove di questo tipo di ipernova. Ciò è stato ottenuto esaminando i dati raccolti non direttamente bensì indagando su una misteriosa stella gigante rossa scoperta nell’alone della Via Lattea e catalogata come SMSS J200322.54-114203.3, o semplicemente SMSS 2003-1142, nella quale sono presenti quantità anomale di alcuni elementi chimici spiegabili come prodotto di un’ipernova magnetorotazionale.

Una vista del cielo con Palomar 5 in alto al centro

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sull’ammasso stellare Palomar 5 il quale indica che fra un miliardo di anni al suo interno saranno rimasti solo buchi neri. Un team di ricercatori guidato dal professor Mark Gieles dell’Università di Barcellona ha studiato quest’ammasso antico e dalla densità molto bassa conducendo una serie di simulazioni per cercare di prevederne il futuro. Il numero di buchi neri al suo interno è già oggi superiore alla media ed è soggetto a interazioni gravitazionali con la conseguenza che nel lontano futuro le sue dimensioni aumenteranno e vi rimarranno solo buchi neri.

La supernova 2018zd, nel cerchio bianco sulla destra, vicino alla galassia NGC 2146

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sulla supernova 2018zd. Un team di ricercatori ha studiato osservazioni condotte con vari telescopi concludendo che questa supernova è del tipo a cattura elettronica, che è stato teorizzato 40 anni fa ma mai identificato in modo certo. Secondo i ricercatori, 2018zd corrisponde alle predizioni teoriche e offre nuove conferme all’ipotesi che la supernova osservata nel 1054 d.C. sia stata del tipo a cattura elettronica.

RCW 49 (Immagine NASA/JPL-Caltec/E.Churchwell (University of Wisconsin))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio riguardante una culla di stelle all’interno della nebulosa RCW 49. Un team di ricercatori coordinato dall’Università del Maryland ha usato dati ottenuti con il telescopio volante SOFIA combinandoli con altri ottenuti con altri strumenti per ottenere una ricostruzione tridimensionale di una gigantesca struttura di plasma caldo ionizzato che si sta espandendo attorno all’ammasso stellare aperto Westerlund 2. La principale “indiziata” come causa di quell’espansione è la stella WR 20a.

La coppia IC 1623 osservata da Hubble (Immagine ESA/Hubble & NASA, R. Chandar)

Una nuova immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra una coppia di galassie in fase avanzata di fusione catalogata come IC 1623. I filtri utilizzati per lo strumento Wide Field Camera 3 (WFC3) che ha catturato l’immagine permettono di vedere le differenze tra le due galassie che si stanno fondendo. Questo processo può continuare per milioni di anni ancora perciò ci vorrà ancora chissà quanto prima che una nuova galassia venga formata. Nel frattempo, gli astronomi si aspettano che gas spinto dalle interazioni gravitazionali inneschi una nuova formazione stellare in quella che, di conseguenza, verrà definita una galassia starburst.