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La galassia MACS0416_Y1 vista da ALMA e Hubble (ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), NASA/ESA Hubble Space Telescope, Tamura, et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive uno studio sulla galassia MACS0416_Y1. Un team di ricercatori guidato dal professor Yoichi Tamura dell’Università giapponese di Nagoya ha usato il radiotelescopio ALMA per osservare una galassia che vediamo com’era circa 13,2 miliardi di anni fa. La scoperta sorprendente è la quantità notevole di polvere interstellare presente al suo interno, spiegata con due intensi periodi di formazione stellare avvenuti circa 300 milioni e 600 milioni di anni dopo il Big Bang con una fase di tranquillità tra di essi.

Scoperto un sistema binario formato da stelle neonate di massa elevata

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive la prima osservazione di un sistema binario formato da stelle neonate di massa elevata. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA per studiare una regione di formazione stellare catalogata come IRAS07299-1651 dove una nube di gas e polveri sta collassando aggiungendo materiali a due protostelle che hanno masse simili per un totale di almeno 18 masse solari e devono ancora raggiungere uno stato di stabilità. Le osservazioni indicano che questa coppia sia nata dalla divisione di un singolo disco di gas e polveri e ora ognuna delle due protostelle è circondata dal proprio disco.

Concetto artistico di Kepler-62f, una super-Terra che orbita attorno a una stella di classe K (Immagine NASA Ames/JPL-Caltech/Tim Pyle)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” offre considerazioni sui possibili vantaggi nella ricerca di firme biologiche come la presenza di ossigeno e metano su esopianeti che orbitano attorno a stella di classe K, un po’ più piccole del Sole. Giada Arney del Goddard Space Flight Center della NASA ha cercato di scoprire come potrebbero apparire le firme biologiche e quindi i segnali della presenza di forme di vita su un esopianeta in quel tipo di sistema creando una serie di simulazioni informatiche per capire dove cercare tracce di ossigeno e metano.

Concetto artistico del sistema di Kepler-1658 (Immagine cortesia Gabriel Perez Diaz/Instituto de Astrofísica de Canarias)

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “The Astronomical Journal” offre le prove che confermano l’esistenza dell’esopianeta Kepler-1658b quasi dieci anni dopo la rilevazione delle sue prime tracce da parte del telescopio spaziale Kepler della NASA, che lo resero il primo candidato scoperto nella sua missione. Un team di ricercatori guidato da Ashley Chontos, una studentessa dell’Università delle Hawaii, ha riesaminato i dati raccolti dopo quella prima rilevazione usando anche la tecnica dell’astrosismologia per confermare che quel pianeta esiste davvero. I risultati sono stati anche presentati nei giorni scorsi alla Kepler/K2 Science Conference tenuta a Glendale, in California.

MMS5/OMC-3 (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Matsushita et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta l’analisi che ha portato a svelare l’origine di due flussi di gas provenienti dalla stella neonata MMS5/OMC-3. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA per studiare questa situazione che costituiva un mistero perché si tratta di due flussi molto diversi dato che uno è un deflusso lento mentre l’altro è un getto veloce e hanno concluso che si sono formati indipendentemente in diverse parti del disco di gas che circonda la stella.