Una collisione tra una supernova e una stella compagna

La supernova SN 2017cbv e la galassia NGC 5643 (Immagine cortesia B.J. Fulton)
La supernova SN 2017cbv e la galassia NGC 5643 (Immagine cortesia B.J. Fulton)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” descrive l’osservazione delle tracce della collisione della supernova SN 2017cbv con una compagna. Un team di astronomi è riuscito a osservare per la prima volta i dettagli di questo tipo di evento cosmico avvenuto nella galassia NGC 5643 e avvistato sulla Terra il 10 marzo 2017. Ciò grazie alla possibilità di osservarlo per cinque giorni con il Las Cumbres Observatory (LCO) ottenendo dati che suggeriscono che la compagna fosse una stella normale con un raggio circa 20 volte quello del Sole.

La supernova SN 2017cbv è del tipo Ia e sui suoi meccanismi che le innescano ci sono discussioni da decenni. Le ipotesi erano l’accumulo di materiali attorno a una nana bianca proveniente da una stella sua compagna o la fusione violenta tra due nane bianche. L’unico fattore certo era la presenza iniziale di una nana bianca ma per stabilire quale dei due meccanismi fosse alla sua origine era necessario osservare gli eventi con grande tempismo per ottenere dati sufficienti.

L’investigazione DLT40 (Distance Less Than 40 Megaparsecs) tiene sotto osservazione circa 500 galassie usando il Panchromatic Robotic Optical Monitoring and Polarimetry Telescope (PROMPT) in Cile. Creata da due degli autori di quest’articolo, David Sand dell’Università dell’Arizona e Stefano Valenti dell’Università della California a Davis, ha permesso di scoprire la supernova SN 2017cbv entro un giorno se non entro ore dall’arrivo della sua luce sulla Terra.

L’LCO è una rete di 18 telescopi robotici sparsi in varie parti del mondo perciò a qualsiasi ora ce n’è sempre almeno uno in un’area in cui è notte. Ciò ha permesso agli astronomi che hanno scoperto la supernova SN 2017cbv di cominciare immediatamente il suo monitoraggio, un fattore fondamentale nella raccolta di dati precisi, dettagliati e continui su di essa. Griffin Hosseinzadeh dell’Università della California a Santa Barbara ha spiegato che quella è stata la chiave per vedere per la prima volta il bagliore blu associato alla compagna nella sua fase di crescita e successivamente di calo.

Secondo la ricostruzione fatta dai ricercatori, c’erano in origine una nana bianca e una compagna, una stella massiccia con un raggio circa 20 volte quello del Sole. La nana bianca ha rubato gas dalla compagna e a un certo punto ciò ha innescato una supernova. Un altro fatto interessante è che c’è stata una collisione tra la supernova e la compagna che ha ulteriormente riscaldato i materiali della supernova originando il bagliore blu che aveva anche una componente ultravioletta. Quel tipo di shock non può avvenire in una collisione con un’altra nana bianca.

Questa ricerca rappresenta un passo avanti nello studio delle supernove per il tempismo e i dettagli osservati. Ciò non significa che tutte le supernove di quel tipo avvengono secondo lo stesso meccanismo: una ricerca pubblicata nell’aprile 2016 descrive i resti della supernova G1.9+0.3, avvenuta dalla fusione di due nane bianche. Quella ricerca era direttamente collegata ai calcoli sull’espansione dell’universo, uno degli usi di quelle supernove come “candele standard” e uno dei motivi per cui quel tipo di ricerca è importante.

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