Una conferma che i materiali organici trovati su Cerere si sono formati sul pianeta nano

Il cratere Ernutet e i composti organici (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/ASI/INAF/MPS/DLR/IDA)
Il cratere Ernutet e i composti organici (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/ASI/INAF/MPS/DLR/IDA)

Nel corso della conferenza dell’American Astronomical Society Division for Planetary Science lo scienziato del SwRI (Southwest Research Institute) Simone Marchi ha illustrato i risultati di uno studio sull’origine dei composti organici scoperti sul pianeta nano Cerere dalla sonda spaziale Dawn della NASA. C’erano vari dubbi sul fatto che si fossero formati su Cerere ma secondo Marchi e il suo team le prove che hanno raccolto indicano che le cose stanno proprio così.

La rilevazione di materiali organici sul pianeta nano Cerere è stata descritta su articolo pubblicato nel febbraio 2017 sulla rivista “Science”. Quella ricerca riguardava varie aree tra cui quella vicina al cratere Ernutet, mostrato nell’immagine assieme a una barretta che indica la concentrazione di materiali organici rilevata. Il riquadro mostra Ernutet a una risoluzione più alta con le aree in cui c’è la massima concentrazione di materiali organici mostrate in rosso.

L’ipotesi che i composti organici rilevati dalla sonda spaziale Dawn si fossero formati su Cerere era stata ritenuta la più probabile già dagli autori della ricerca pubblicata in febbraio. I ricercatori avevano fatto riferimento a una possibile chimica prebiotica complessa avvenuta in un periodo della storia di Cerere in cui le condizioni erano favorevoli.

Il team di Simone Marchi ha esaminato anche la possibilità che i composti organici siano stati portati su Cerere dall’esterno ma secondo loro nessuno dei due scenari rispondeva ai loro dubbi e hanno ritenuto che mancasse qualche pezzo critico nel puzzle. Per cercare di capire meglio la questione, hanno quindi deciso di studiare la possibilità che asteroidi o comete abbiano portato quei materiali.

I ricercatori hanno creato simulazioni utilizzando il software iSALE (impact-SALE), scritto proprio per simulare impatti, provando una serie di parametri diversi per gli oggetti virtuali che si sono schiantati e la loro velocità. I risultati indicano che proiettili simili a comete con velocità di impatto elevate perderebbero quasi tutti i materiali organici a causa dello shock da compressione. Gli asteroidi, con velocità inferiori, possono mantenere tra il 20% e il 30% dei materiali organici in seguito all’impatto ma la loro distribuzione su Cerere non si concilia con quella possibilità.

Alla fine, anche il team di Simone Marchi ha concluso che è probabile che i composti organici scoperti dalla sonda spaziale Dawn si siano formati su Cerere. Stavolta i ricercatori sono partiti da basi diverse, cioè esaminando le possibilità di arrivo dall’esterno invece che studiando la geologia delle regioni ricche di quei composti.

La questione non è ancora chiusa ma servirebbero nuove prove per ribaltare le conclusioni di queste ricerche. La sonda spaziale Dawn continua a orbitare attorno al pianeta nano Cerere raccogliendo altri dati e la NASA ha appena annunciato una seconda estensione della missione. È previsto che Dawn scenda ad altitudini ancor più basse di prima, anche inferiori ai 200 chilometri, per cercare di catturare qualche dettaglio in più che potrebbe essere importante nelle varie ricerche su Cerere.

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