Marte ha una complessa coda magnetica

Rappresentazione artistica della coda magnetica di Marte (Immagine Anil Rao/Univ. of Colorado/MAVEN/NASA GSFC)
Rappresentazione artistica della coda magnetica di Marte (Immagine Anil Rao/Univ. of Colorado/MAVEN/NASA GSFC)

Nel corso della conferenza dell’American Astronomical Society Division for Planetary Science sono stati presentati i risultati di una ricerca che ha portato alla scoperta che il pianeta Marte ha una coda magnetica, che è stata chiamata in gergo magnetotail, attorcigliata dall’interazione con il vento solare. Un team guidato dalla dottoressa Gina DiBraccio del Goddard Space Flight Center della NASA ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale MAVEN per scoprire questo fenomeno che secondo i ricercatori è legato al processo noto come riconnessione magnetica.

La sonda spaziale MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile EvolutioN) ha raggiunto l’orbita del pianeta Marte nel settembre 2014 e nel corso di questi tre anni ha raccolto dati sull’atmosfera marziana per capire come sia andata persa quasi completamente. Secondo il team di Gina DiBraccio il processo che permette a parte dell’atmosfera ancora rimasta di disperdersi nello spazio potrebbe essere lo stesso che genera una coda magnetica attorcigliata.

Questo fenomeno è la conseguenza della mancanza di un campo magnetico planetario. Marte lo perse qualche miliardo di anni fa quando il suo nucleo si raffreddò e ora rimangono solo alcuni campi magnetici “fossili” rimasti in alcune regioni del pianeta rosso. Quando questi campi magnetici incontrano quelli portati dal vento solare e questi ultimi sono orientati nella direzione opposta ai campi magnetici marziani, secondo i ricercatori avviene il processo chiamato riconnessione magnetica che genera la coda.

La presenza di campi magnetici residui su Marte rende il pianeta una sorta di ibrido tra la Terra, che è dotata di un campo magnetico planetario, e Venere, che invece è completamente privo di campo magnetico. L’orbita della sonda spaziale MAVEN cambia in continuazione il suo orientamente rispetto al Sole e ciò permette di effettuare con il suo magnetometro misurazioni in tutte le regioni attorno al pianeta rosso per costruire una mappa della sua coda magnetica e della sua interazione con il vento solare.

I ricercatori hanno costruito modelli che hanno previsto che la riconnessione magnetica facesse deviare la coda magnetica di Marte di 45 gradi. I dati raccolti dalla sonda spaziale MAVEN hanno mostrato una buona corrispondenza con quei modelli. Si tratta di una conferma della riconnessione magnetica come causa della generazione della coda ma i ricercatori continueranno a raccogliere i dati del magnetometro per vedere come i vari campi magnetici ancora presenti sul pianeta rosso influenzano la coda nel corso della rotazione planetaria. Questa situazione è molto dinamica e complessa anche a causa dei continui cambiamenti del campo magnetico trasportato dal vento solare.

L’immagine illustra la complessità della coda magnetica di Marte. Le linee gialle rappresentano linee del campo magnetico proveniente dal Sole trasportato dal vento solare. Le linee blu rappresentano i campi magnetici sulla superficie di Marte. Le “scintille” bianche rappresentano l’attività di riconnessione magnetica. Le linee rosse rappresentano i campi magnetici derivati dalla riconnessione magnetica che collegano la superficie marziana allo spazio tramite la coda magnetica.

Un altro esame che verrà effettuato dai ricercatori verrà basato su dati raccolti da altri strumenti della sonda spaziale MAVEN per vedere se le particelle nell’atmosfera marziana si disperdono nello spazio nelle stesse regioni in cui si vedono in atto i processi di riconnessione magnetica. Se così fosse significherebbe che quel processo contribuisce alla perdita dell’atmosfera e si potrebbe misurare il suo contributo.

Per comprendere la complessità dei processi in atto attorno a Marte era davvero necessaria una sonda spaziale con gli strumenti adatti a effettuare certi tipi di misurazioni. MAVEN sta fornendo quelle misurazioni che stanno contribuendo a svelare aspetti del pianeta rosso finora sconosciuti.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *