Le macchie bianche sul pianeta nano Cerere suggeriscono un’attività geologica

Simulazione della vista in prospettiva del cratere Occator (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)
Simulazione della vista in prospettiva del cratere Occator (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

Al meeting annuale della American Geophysical Union, scienziati della NASA hanno presentato i risultati delle ultime ricerche sulle macchie bianche presenti sul pianeta nano Cerere. In particolare, l’attività rilevata nel corso del tempo, soprattutto dalla sonda spaziale Dawn della NASA con variazioni nella loro luminosità confermano la possibilità che su Cerere vi sia ancora un’attività geologica che sta modificando la superficie di questo pianeta nano.

Le macchie bianche costituiscono la caratteristica maggiormente visibile del pianeta nano Cerere. Fin da quando la sonda spaziale Dawn della NASA è entrata nella sua orbita nel marzo 2015 ha permesso di individuare oltre 300 di quelle macchie bianche. In un articolo pubblicato sulla rivista “Icarus” Nathan Stein del Caltech le divide in quattro categorie:

  • le macchie bianche composte dai materiali più riflettenti, in rosso nell’immagine in basso, come quella del cratere Occator, probabilmente composta da sali.
  • quelle che comprendono materiali brillanti trovati nei bordi di crateri, in verde nell’immagine.
  • quelle che comprendono materiali brillanti, in blu nell’immagine, che possono essere trovate nei materiali espulsi durante la formazione di crateri.
  • Monte Ahuna, in giallo nell’immagine, dove i materiali brillanti non sono associati a crateri da impatto ma si tratta probabilmente di un criovulcano.

Il cratere Occator costituisce un caso speciale perché contiene diverse macchie bianche. Quella nell’area centrale del cratere è stata chiamata Ceralia Facula mentre le aree luminose limitrofe sono state chiamate Vinalia Faculae. Esse sembrano formare macchie ben distinte e questa caratteristica ha costituito una delle domande a cui vari ricercatori hanno cercato una risposta, ad esempio Lynnae Quick della Smithsonian Institution.

La spiegazione proposta è che le Vinalia Faculae si siano formate da un fluido spinto in superficie da un gas, in un evento paragonato allo spumante che esce dalla bottiglia quando viene tolto il tappo. Potrebbe esseresi trattato di una sostanza volatile come il vapore acqueo, l’anidride carbonica, il metano o l’ammoniaca. Acqua salata ricca di qualche sostanza volatile potrebbe essere affiorata attraverso fratture sotto il cratere Occator per poi bollire alle condizioni presenti sulla superficie.

Ceralia Facula è diversa perché a un’elevazione superiore ed è più luminosa delle Vinalia Faculae. Forse si è formata da un materiale più simile a lava ghiacciata risalito attraverso le fratture per gonfiarsi in una sorta di cupola. Potrebbero esserci state varie fasi intermittenti di ebollizione che hanno portato alla progressiva formazione della grande macchia bianca che vediamo oggi.

È probabile che nel lontano passato ci fossero molte più macchie bianche ma nel corso di centinaia di milioni di anni molti materiali brillanti che le formano si sono mischiati ad altri più scuri. In sostanza, la superficie del pianeta nano Cerere ha subito molti cambiamenti nel corso del tempo, solo in parte dovuti a impatti. La sua evoluzione non è ancora ben spiegata ma ci sono indizi che suggeriscono l’esistenza di un’attività geologica. La missione della sonda spaziale Dawn continua per risolvere questi misteri.

Mappa delle macchie bianche di Cerere (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA/PSI/Caltech)
Mappa delle macchie bianche di Cerere (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA/PSI/Caltech)

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