January 2018

La Nebulosa Tarantola (Immagine X-ray: NASA/CXC/PSU/L.Townsley et al.; Optical: NASA/STScI; Infrared: NASA/JPL/PSU/L.Townsley et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science” descrive la quantità decisamente fuori dal normale di stelle massicce scoperte nella Nebulosa Tarantola, una regione della Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Un team di ricercatori che partecipa all’indagine VLT-FLAMES Tarantula Survey (VFTS) ha usato il Very Large Telescope dell’ESO per osservare quasi 1.000 stelle massicce in quella regione concludendo che ce n’è una quantità molto maggiore di quanto previsto dai modelli con varie importanti implicazioni a livello astronomico.

La galassia UGC 6093 (Immagine ESA/Hubble & NASA)

Una fotografia della galassia UGC 6093 scattata dal telescopio spaziale Hubble ne mostra alcune delle sue interessanti caratteristiche. Si tratta di una galassia a spirale barrata, ha un nucleo galattico attivo alimentato da un buco nero supermassiccio al suo centro e agisce come un megamaser, cioè un maser astronomico che emette microonde con un’intensità circa cento milioni di volte maggiore di quella dei maser astronomici trovati in galassie come la Via Lattea.

KIC 8462852 agli infrarossi e agli ultravioletti (Immagine: IPAC/NASA per gli infrarossi, STScI (NASA) per gli ultravioletti)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” descrive i risultati di nuove osservazioni della stella KIC 8462852, comunemente conosciuta come stella di Tabby o al limite stella di Boyajian. Un team di astronomi guidato da Tabetha S. Boyajian, l’astronoma che nel 2015 si rese conto che la sua luminosità cambiava rapidamente, calando fino al 20% nel giro di qualche giorno, ha condotto una ricerca possibile grazie a un finanziamento ottenuto tramite una campagna su Kickstarter. Le conclusioni confermano la teoria della polvere che oscura la stella, in particolare a certe frequenze.

Centaurus A

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sull’influenza dei buchi neri supermassicci sulla formazione stellare nelle grandi galassie. Un team di ricercatori ha analizzato quel meccanismo di feedback concludendo che c’è una correlazione tra la massa di quei buchi neri e l’effetto di inibizione della formazione di nuove stelle.

Concetto artistico del sistema di TRAPPIST-1 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” descrive una ricerca che cerca di fornire una stima delle possibilità per i 7 pianeti del sistema della stella nana ultra-fredda TRAPPIST-1 di mantenere un’atmosfera. Un team di ricercatori ha creato simulazioni che tenessero conto delle caratteristiche del vento stellare di TRAPPIST-1 e della possibile velocità a cui l’atmosfera dei pianeti verrebbe strappata via da esso. La conclusione è che i due pianeti più esterni potrebbero mantenere un’atmosfera per miliardi di anni.