2022

Una parte della superficie di Plutone in scale di grigio con un'interpretazione artistica di come i processi criovulcanici possano aver operato indicata in blu

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta uno studio sull’attività dei criovulcani esistenti sul pianeta nano Plutone che evidenzia come essa sia continuata fino a tempi recenti dal punto di vista geologico e potrebbe essere ancora presente. Un team di ricercatori guidati da Kelsi Singer del Southwest Research Institute ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons della NASA per esaminare i segni lasciati dai criovulcani nella regione di Sputnik Planitia, nella grande area a forma di cuore sulla superficie. Una conclusione è che Plutone ha una fonte di calore sotterraneo che l’ha mantenuto geologicamente attivo molto più a lungo di quanto ci si possa aspettare da un pianeta nano.

Earendel, indicata dalla freccia, vista da Hubble (Immagine NASA, ESA, B. Welch (JHU), D. Coe (STScI), A. Pagan (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta della stella singola più lontana, soprannominata Earendel. Un team di ricercatori ha utilizzato dati raccolti nel corso del programma RELICS (Reionization Lensing Cluster Survey) usando il telescopio spaziale Hubble per cercare le galassie più luminose risalenti al primo miliardo di anni di vita dell’universo. Un grande ammasso galattico catalogato come WHL0137-08 ha distorto l’immagine di galassie molto lontane in un effetto di lente gravitazionale al punto da permettere di individuare una singola stella lontana circa 12,9 miliardi di anni luce dalla Terra. Lo studio di Earendel, la cui massa è stata stimata ad almeno 50 volte quella del Sole, aiuterà a capire meglio la formazione e l’evoluzione delle primissime generazioni di stelle dell’universo.

La navicella spaziale Soyuz MS-19 lascia la Stazione Spaziale Internazionale (Immagine NASA TV)

Poco fa i cosmonauti Anton Shkaplerov e Pyotr Dubrov e l’astronauta Mark Vande Hei sono tornati sulla Terra sulla navicella spaziale Soyuz MS-19, atterrata in Kazakistan. Shkaplerov ha trascorso quasi 6 mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale, dov’era arrivato il 5 ottobre 2021 come parte della Expedition 65. Dubrov e Vande Hei erano arrivati il 9 aprile 2021 come parte della Expedition 64 e hanno compiuto una missione di lunga durata.

La stella V Hydrae con i suoi anelli vista da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/S. Dagnello (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio della stella V Hydrae che include la scoperta di un sistema di sei anelli che la circondano e si stanno espandendo e due strutture a clessidra. Un team guidato da Raghvendra Sahai del JPL della NASA ha usato il radiotelescopio ALMA e dati raccolti con il telescopio spaziale Hubble per studiare i materiali che sono stati espulsi da V Hydrae nel corso dell’agonia che la porterà alla morte. Queste osservazioni possono fornire preziose informazioni per capire meglio i processi in atto durante una fase relativamente breve e quindi difficile da osservare.

ORC1 visto da MeerKAT e sullo sfondo dati ottici della Dark Energy Survey (Immagine J. English (U. Manitoba)/EMU/MeerKAT/DES(CTIO))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio basato su una nuova immagine di un cosiddetto cerchio radio anomalo (in inglese odd radio circle, ORC). Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio MeerKAT per osservare questa struttura con un diametro di oltre un milione di anni luce visibile solo alle onde radio. Ogni nuova osservazione di questo tipo di fenomeno offre nuove informazioni dato che al momento ne sono conosciuti solo cinque. Le informazioni raccolte con MeerKAT potrebbero aiutare a verificare le teorie avanzate e raggiungere una spiegazione ragionevolmente certa per la sua origine e la sua natura.