2023

AT2023fhn visto da Hubble

Un articolo in pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta l’osservazione di un transiente ottico blu e veloce, un raro tipo di esplosione cosmica dalla natura ancora incerta che è stato catalogato come AT2023fhn. Un team di ricercatori ha usato vari telescopi per cercare di studiare uno dei pochi fenomeni di questo tipo conosciuti finora ma ciò ha portato più domande che risposte perché la sua origine è stata individuata lontano da qualsiasi galassia.

Un mosaico di foto di Arrokoth scattate dallo strumento LORRI della sonda spaziale New Horizons sulla sinistra e una mappa geologica dell'asteroide sulla destra

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Planetary Science Journal” riporta uno studio sulle formazioni simili a montagnette trovate sull’asteroide Arrokoth dalla sonda spaziale New Horizons della NASA. Le immagini raccolte mostrano che soprattutto il lobo più grande, che è stato chiamato Wenu, è dominato da queste formazioni geologiche ma anche il lobo più piccolo, che è stato chiamato Weeyo, ne ha diverse. Un team di ricercatori guidato da Alan Stern ha condotto simulazioni che indicano che si tratta delle tracce di corpi più piccoli che si sono uniti nel primissimo periodo della storia del sistema solare. Ciò offre nuove informazioni sui meccanismi di formazione non solo degli asteroidi ma anche di corpi rocciosi più grandi.

La regione G35.2-0.7N (Immagine ESA/Hubble & NASA, R. Fedriani, J. Tan)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble raffigura la regione di formazione stellare catalogata come G35.2-0.7N, nella quale si formano anche stelle massicce. Le protostelle sono circondate da bozzoli di gas e polveri che a loro volta sono all’interno di nubi più grandi e ciò di solito le rende invisibili. Tuttavia, una di quelle protostelle vicina al centro dell’immagine sta emettendo getti di materiali che illuminano la regione e scavano all’interno del gas permettendo a una parte della luce protostellare di uscire.

Distante circa 7.200 anni luce dalla Terra, la regione G35.2-0.7N è interessante per gli astronomi che studiano i processi che portano alla nascita delle stelle. Lo strumento Wide Field Camera 3 (WFC3) del telescopio spaziale Hubble è uno dei tanti che sono stati usati nel corso del tempo in vari studi scattando fotografie che ora sono state assemblate in un’unica immagine.

Un'immagine della Galassia Girandola con l'indicazione della posizione della supernova 2023ixf catturata il 27 giugno 2023 usando vari filtri a frequenze ottiche e infrarosse

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riportano altrettanti studi sulla supernova catalogata come SN 2023ixf. Due team di ricercatori con vari membri in comune hanno esaminato l’evoluzione di questa supernova scoperta nella cosiddetta Galassia Girandola. Per farlo, hanno usato diversi strumenti tra i quali alcuni del Center for Astrophysics (Cfa) Harvard & Smithsonian che hanno permesso osservazioni in diverse bande elettromagnetiche. I risultati sono stati diversi rispetto a quanto ci si aspettava dall’esplosione di una stella massiccia con un ritardo nel momento del picco dell’impulso luminoso appena prima dell’esplosione. La conclusione è che ciò è stato dovuto alla presenza di materiali densi espulsi dalla stella nell’anno precedente alla supernova.

La capsula Soyuz MS-23 dopo l'atterraggio (Immagine NASA TV)

Poco fa i cosmonauti Sergey Prokopyev e Dmitri Petelin e l’astronauta Frank Rubio sono tornati sulla Terra sulla navicella spaziale Soyuz MS-23, atterrata in Kazakistan. Hanno trascorso poco più di un anno sulla Stazione Spaziale Internazionale, dov’erano arrivati il 21 settembre 2022 come parte della Expedition 67. Secondo il programma originale, dovevano trascorrere circa sei mesi sulla Stazione ma il guasto alla navicella spaziale Soyuz MS-22 ha portato a raddoppiare la durata della loro missione.