Massimo Luciani

La stella V Hydrae con i suoi anelli vista da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/S. Dagnello (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio della stella V Hydrae che include la scoperta di un sistema di sei anelli che la circondano e si stanno espandendo e due strutture a clessidra. Un team guidato da Raghvendra Sahai del JPL della NASA ha usato il radiotelescopio ALMA e dati raccolti con il telescopio spaziale Hubble per studiare i materiali che sono stati espulsi da V Hydrae nel corso dell’agonia che la porterà alla morte. Queste osservazioni possono fornire preziose informazioni per capire meglio i processi in atto durante una fase relativamente breve e quindi difficile da osservare.

ORC1 visto da MeerKAT e sullo sfondo dati ottici della Dark Energy Survey (Immagine J. English (U. Manitoba)/EMU/MeerKAT/DES(CTIO))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio basato su una nuova immagine di un cosiddetto cerchio radio anomalo (in inglese odd radio circle, ORC). Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio MeerKAT per osservare questa struttura con un diametro di oltre un milione di anni luce visibile solo alle onde radio. Ogni nuova osservazione di questo tipo di fenomeno offre nuove informazioni dato che al momento ne sono conosciuti solo cinque. Le informazioni raccolte con MeerKAT potrebbero aiutare a verificare le teorie avanzate e raggiungere una spiegazione ragionevolmente certa per la sua origine e la sua natura.

Vista della Via Lattea

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta uno studio sulla formazione della Via Lattea che fornisce prove che la parte conosciuta come “disco spesso” ha cominciato a formarsi circa 13 miliardi di anni fa, 2 miliardi prima di quanto si pensasse. Maosheng Xiang e Hans-Walter Rix del Max-Planck Institute for Astronomy di Heidelberg, in Germania, hanno utilizzato dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA e osservazioni condotte con il telescopio LAMOST per ricostruire le fasi di formazione ed evoluzione della Via Lattea. In particolare, i ricercatori si sono concentrati sul periodo tra 13 e 8 miliardi di anni fa, quando vi furono fusioni galattiche e molto idrogeno venne consumato in una fase di notevole formazione stellare.

Concetto artistico della nube di detriti nel sistema HD 166191 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sul sistema della stella catalogata come HD 166191, che ha un’età stimata attorno a 10 milioni di anni ed è ancora in fase di formazione con oggetti che si formano ma anche si distruggono in seguito a collisioni. Un team di ricercatori guidato da Kate Su dell’Università dell’Arizona ha usato dati raccolti tra il 2015 e il 2019 usando il telescopio spaziale Spitzer della NASA e telescopi al suolo per rilevare le tracce di nubi di detriti generate da collisioni tra planetesimi. Le informazioni ottenute da questi dati sono molto utili per migliorare le nostre conoscenze sulla formazione ed evoluzione dei sistemi planetari.

La navicella spaziale Soyuz MS-21 (al centro) attraccata alla Stazione Spaziale Internazionale (Immagine NASA TV)

Poche ore fa la navicella spaziale Soyuz MS-21 ha raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale attraccando al modulo Prichal. Era partita poco più di tre ore prima dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan con a bordo tre nuovi membri dell’equipaggio. Come sta diventando sempre più comune anche nei viaggi con equipaggio, è stata utilizzata la rotta ultra-veloce che dimezza la durata del viaggio.