Massimo Luciani

Concetto artistico di Kepler 854 b come esopianeta confrontato con Giove

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta uno studio che riesamina i dati di quattro oggetti scoperti alcuni anni fa grazie al telescopio spaziale Kepler della NASA concludendo che almeno tre di essi sono in realtà piccole stelle e non pianeti. Un team di ricercatori ha utilizzato nuovi dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA per avere informazioni più precise su oggetti catalogati come esopianeti. Kepler-854b, Kepler-840b e Kepler-699b risultano avere dimensioni tra due e quattro volte quelle di Giove, eccessive anche per gioviani caldi molto vicini alle loro stelle ma possibili per piccole stelle. Kepler-747b risulta avere un raggio 1,8 volte quello di Giove pure essendo abbastanza lontano da una stella un po’ più piccola del Sole perciò la sua natura è incerta.

La pulsar j2030 ai raggi X e a frequenze ottiche

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sul lungo filamento generato dalla pulsar catalogata come PSR J2030+4415, o semplicemente J2030. Martjin de Vries e Roger Romani dell’Università americana di Stanford hanno usato osservazioni condotte usando l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA e di telescopi al suolo per studiare un filamento che ha una lunghezza stimata in circa 7 anni luce ed è composto di materia ma anche di antimateria. Emissioni di questo tipo da parte di pulsar potrebbero spiegare le rilevazioni di positroni nella Via Lattea.

Il sistema SVS 13 visto da ALMA

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio sul sistema binario catalogato come SVS 13, formato da due protostelle circondate da dischi di materiali che potrebbero portare alla formazione di pianeti. Un team di ricercatori ha utilizzato trent’anni di osservazioni condotte con il VLA e nuove osservazioni condotte con il radiotelescopio ALMA per ottenere un quadro dettagliato della situazione. La conclusione è che ognuna delle due protostelle ha un suo disco circumstellare e che esiste un terzo disco del tipo circumbinario che orbita attorno a entrambe le stelle. L’analisi dei dati ha portato anche a identificare quasi trenta molecole nel sistema SVS 13 tra cui tredici molecole organiche complesse precursori della vita.

Rappresentazione artistica della magnetar SGR 1830 e delle sue macchie (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sulla magnetar catalogata come SGR 1830-0645, o semplicemente SGR 1830, e di macchie sulla sua superficie che hanno generato emissioni di raggi X. Un team di ricercatori ha usato il telescopio NICER installato sulla Stazione Spaziale Internazionale per monitorare le esplosioni di energia sulla superficie di SGR 1830 e la fusione di tre macchie in una sola. Altri dati sono stati raccolti grazie al telescopio spaziale Swift della NASA. La conclusione è che si tratti di un’attività che ha analogie con i movimenti delle placche tettoniche sulla Terra. Il campo magnetico della magnetar può portare la sua superficie al punto di deformarsi, spezzarsi e perfino fondersi anche se è estremamente dura. Le macchie sono aree in cui archi luminosi simili a quelli solari si collegano alla superficie.

Alcune immagini catturate dallo strumento ACS (Immagine NASA, ESA)

NASA ed ESA hanno celebrato il 20° anniversario dell’installazione dello strumento ACS (Advanced Camera for Surveys) del telescopio spaziale Hubble con la pubblicazione di alcune immagini tra le oltre 125.000 catturate nel corso di questi vent’anni di servizio. Il 7 marzo 2002, gli astronauti James Newman e Mike Massimino installarono l’ACS nel corso della missione STS-109 dello space shuttle Columbia. Questo strumento ha offerto un notevole contributo a tante straordinarie ricerche astronomiche condotte utilizzando Hubble.