Massimo Luciani

Mappa dell'area di Marte in cui sono stati rilevati terremoti dal lander InSight

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta uno studio che offre prove che i terremoti rilevati dal lander InSight della NASA sono dovuti all’attività di magma vulcanico sotterraneo. Il dottore Weijia Sun dell’Accademia cinese delle Scienze e il professor Hrvoje Tkalčić dell’Australian National University hanno esaminato i dati raccolti da InSight identificando 47 terremoti sotterranei nella regione delle Cerberus Fossae di Marte nel corso di 350 giorni marziani. Secondo i due ricercatori il mantello marziano è ancora attivo e i terremoti sono di origine vulcanica e non tettonica come ritenevano gli scienziati che hanno studiato Marte.

Il sistema di AB Aurigae con il suo protopianeta visti da Hubble

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sul protopianeta catalogato come AB Aurigae b, un gigante gassoso che sta crescendo seguendo un processo inusuale chiamato instabilità del disco. Un team di ricercatori ha utilizzato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble e con il telescopio Subaru sul Mauna Kea, alle Hawaii, che coprono un intervallo di tempo tra il 2007 e il 2021 per trovare le prove di quella formazione violenta. Provare che i giganti gassosi possono formarsi in seguito all’instabilità del disco aiuterà a capire meglio anche la storia del sistema solare.

Una parte della superficie di Plutone in scale di grigio con un'interpretazione artistica di come i processi criovulcanici possano aver operato indicata in blu

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” riporta uno studio sull’attività dei criovulcani esistenti sul pianeta nano Plutone che evidenzia come essa sia continuata fino a tempi recenti dal punto di vista geologico e potrebbe essere ancora presente. Un team di ricercatori guidati da Kelsi Singer del Southwest Research Institute ha usato dati raccolti dalla sonda spaziale New Horizons della NASA per esaminare i segni lasciati dai criovulcani nella regione di Sputnik Planitia, nella grande area a forma di cuore sulla superficie. Una conclusione è che Plutone ha una fonte di calore sotterraneo che l’ha mantenuto geologicamente attivo molto più a lungo di quanto ci si possa aspettare da un pianeta nano.

Earendel, indicata dalla freccia, vista da Hubble (Immagine NASA, ESA, B. Welch (JHU), D. Coe (STScI), A. Pagan (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta della stella singola più lontana, soprannominata Earendel. Un team di ricercatori ha utilizzato dati raccolti nel corso del programma RELICS (Reionization Lensing Cluster Survey) usando il telescopio spaziale Hubble per cercare le galassie più luminose risalenti al primo miliardo di anni di vita dell’universo. Un grande ammasso galattico catalogato come WHL0137-08 ha distorto l’immagine di galassie molto lontane in un effetto di lente gravitazionale al punto da permettere di individuare una singola stella lontana circa 12,9 miliardi di anni luce dalla Terra. Lo studio di Earendel, la cui massa è stata stimata ad almeno 50 volte quella del Sole, aiuterà a capire meglio la formazione e l’evoluzione delle primissime generazioni di stelle dell’universo.

La navicella spaziale Soyuz MS-19 lascia la Stazione Spaziale Internazionale (Immagine NASA TV)

Poco fa i cosmonauti Anton Shkaplerov e Pyotr Dubrov e l’astronauta Mark Vande Hei sono tornati sulla Terra sulla navicella spaziale Soyuz MS-19, atterrata in Kazakistan. Shkaplerov ha trascorso quasi 6 mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale, dov’era arrivato il 5 ottobre 2021 come parte della Expedition 65. Dubrov e Vande Hei erano arrivati il 9 aprile 2021 come parte della Expedition 64 e hanno compiuto una missione di lunga durata.