Massimo Luciani

Concetto artistico di Kepler-62f, una super-Terra che orbita attorno a una stella di classe K (Immagine NASA Ames/JPL-Caltech/Tim Pyle)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” offre considerazioni sui possibili vantaggi nella ricerca di firme biologiche come la presenza di ossigeno e metano su esopianeti che orbitano attorno a stella di classe K, un po’ più piccole del Sole. Giada Arney del Goddard Space Flight Center della NASA ha cercato di scoprire come potrebbero apparire le firme biologiche e quindi i segnali della presenza di forme di vita su un esopianeta in quel tipo di sistema creando una serie di simulazioni informatiche per capire dove cercare tracce di ossigeno e metano.

Concetto artistico del sistema di Kepler-1658 (Immagine cortesia Gabriel Perez Diaz/Instituto de Astrofísica de Canarias)

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “The Astronomical Journal” offre le prove che confermano l’esistenza dell’esopianeta Kepler-1658b quasi dieci anni dopo la rilevazione delle sue prime tracce da parte del telescopio spaziale Kepler della NASA, che lo resero il primo candidato scoperto nella sua missione. Un team di ricercatori guidato da Ashley Chontos, una studentessa dell’Università delle Hawaii, ha riesaminato i dati raccolti dopo quella prima rilevazione usando anche la tecnica dell’astrosismologia per confermare che quel pianeta esiste davvero. I risultati sono stati anche presentati nei giorni scorsi alla Kepler/K2 Science Conference tenuta a Glendale, in California.

Concetto artistico di sistema stellare con pianeti come trottole (Immagine NASA/JPL-Caltech, Sarah Millholland)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” offre una soluzione a un mistero riguardante una configurazione delle orbite di coppie di esopianeti scoperte nel corso degli anni dal telescopio spaziale Kepler della NASA. Secondo Sarah Millholland e Gregory Laughlin dell’Università americana di Yale l’obliquità, cioè l’inclinazione tra l’asse di questi pianeti e la loro orbita, è un elemento chiave per spiegare perché quelle orbite si trovano appena fuori dei naturali punti di equilibrio.

La navicella spaziale Crew Dragon si avvicina alla Stazione Spaziale Internazionale (Immagine NASA TV)

Poco fa la navicella spaziale Crew Dragon di SpaceX è attraccata al modulo Harmony della Stazione Spaziale Internazionale compiendo la prima parte della sua missione SpX-DM1 (SpaceX Demonstration Mission 1) o SpaceX Demo-1 iniziata ieri con il suo lancio. L’apertura del portello è prevista per le 14.45 italiane e tutti i lavori riguardanti la Crew Dragon verranno compiuti piuttosto velocemente dato che la sua partenza è prevista per l’8 marzo.