Astronomia / astrofisica

Le bolle di eROSITA viste ai raggi X (in verde) e il campo magnetico nell'alone (in bianco). Il colore rosso mostra l'intensità polarizzata per la radiazione di sincrotrone. I cerchi celesti rappresentano le bolle di Fermi viste ai raggi gamma.

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sulle cosiddette bolle di eROSITA che rivela strutture magnetizzate che costituiscono un alone galattico allineato ad esse raggiungendo altezze superiori a 16.000 anni luce oltre il piano galattico. Un team di ricercatori guidato dall’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha condotto un’indagine che include l’intero spettro elettromagnetico dalle onde radio ai raggi gamma per esaminare le bolle di eROSITA e mapparle. L’allineamento dell’alone magnetizzato con le bolle suggerisce un’origine comune, che potrebbe essere data dall’attività di formazione stellare.

La coppia Arp 107 vista nell'infrarosso vicino e medio da una combinazione di parecchi filtri degli strumenti MIRI e NIRCam del telescopio spaziale James Webb

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb mostra Arp 107, una coppia di galassie interagenti. La galassia spirale UGC 5984 (o PGC 32620) e la galassia ellittica MCG +05-26-025 (o PGC 32628) finiranno per fondersi. La coppia Arp 107 è già stata studiata diverse volte con vari telescopi ma la combinazione degli strumenti MIRI (Mid-Infrared Instrument) e NIRCam (Near-Infrared Camera) ha permesso di cogliere moltissimi nuovi dettagli dell’attività di formazione stellare innescata dall’interazione tra le due galassie.

Il campo ultra profondo di Hubble con un riquadro in cui c'è un ingrandimento di due galassie primordiali delle quali una contiene un buco nero supermassiccio

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati di un censimento dei più giovani buchi neri supermassicci esistiti nell’universo primordiale. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble a partire dal cosiddetto campo ultra profondo di Hubble per cercare buchi neri supermassicci primordiali con l’aggiunta di dati raccolti recentemente usando il telescopio spaziale James Webb. La conclusione è che questi oggetti sono più numerosi del previsto, una conferma del fatto che si sono formati molto rapidamente. Questo nuovo studio aiuterà a capire come.

L'ammasso della nube di Digel 2S nell'infrarosso vicino e medioDigel Cloud 2S (annotated)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta la scoperta di aree di notevole formazione stellare nelle nubi molecolari conosciute come nubi di Digel, a oltre 58.000 anni luce dal centro della Via Lattea. Un team di ricercatori ha utilizzato il telescopio spaziale James Webb per ottenere i dettagli necessari a riconoscere protostelle, deflussi e getti di materiali e strutture nebulose. La formazione stellare è più intensa di quanto risultava da osservazioni condotte con altri strumenti ed è interessante anche perché le nubi di Digel sono povere di elementi più pesanti di idrogeno ed elio, una caratteristica che le rende simili alla Via Lattea primordiale.

Oggetti nella Fascia di Kuiper (Immagine creata con NightCafé)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “Planetary Science Journal” riporta la rilevazione di 239 candidati oggetti trans-nettuniani. Il team di ricerca per la Fascia di Kuiper della missione New Horizons della NASA ha scoperto quei candidati utilizzando il telescopio Subaru alle Hawaii. Le stime indicano che quei candidati sono posizionati a distanze che arrivano fino a 90 volte quella della Terra dal Sole. Ciò offre conferme alla teoria che la Fascia di Kuiper sia più estesa del previsto o che vi sia una seconda Fascia di Kuiper più esterna della prima.