Telescopi

C/2019 Q4 vista dal Canada-France-Hawaii Telescope (Immagine cortesia Canada-France-Hawaii Telescope)

Un oggetto catalogato come C/2019 Q4 (Borisov) e identificato come una cometa scoperta il 30 agosto scorso dall’astrofilo Gennady Borisov ha una traiettoria fortemente iperbolica che suggerisce la sua origine interstellare. Questa potrebbe essere la prima cometa interstellare identificata, con il vantaggio che è stata scoperta mentre si stava ancora avvicinando al Sole perciò sarà possibile compiere altre osservazioni ancora per mesi.

Concetto artistico di K2-18b con la sua stella sullo sfondo (Immagine ESA/Hubble, M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la rilevazione di vapore acqueo nell’atmosfera dell’esopianeta K2-18b grazie principalmente al telescopio spaziale Hubble. Quest’esopianeta è nell’area abitabile del suo sistema e ciò l’ha reso interessante fin da quando questa super-Terra è stata scoperta, nel 2015. Si tratta della prima rilevazione di vapore acqueo in un esopianeta di quel tipo ma è ancora troppo presto per valutarne il potenziale di abitabilità perché le rilevazioni non sono sufficientemente precise per definire le percentuali di altre molecole come quelle di idrogeno ed elio e per capire se vi sono nuvole.

I residui dell'evento GW170817 nel quadratino (Immagine cortesia Wen-fai Fong/Northwestern University)

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta i risultati della ricerca degli ultimi residui della fusione tra due stelle di neutroni individuata ormai due anni fa e catalogata come GW170817. Essa ha fatto storia perché si tratta del primo evento di quel tipo identificato ed è stato osservato sia alle onde gravitazionali che alle onde elettromagnetiche. Un team di ricercatori guidato da Wen-fai Fong della Northwestern University ha usato il telescopio spaziale Hubble per rilevare le radiazioni residue ormai molto fioche dopo mesi di forti emissioni.

Le fonti ultraluminose di raggi X nella galassia NGC 6946 (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta uno studio su alcune fonti ultraluminose di raggi X osservate nella galassia NGC 6946. Un team di ricercatori guidati da Hannah Earnshaw, ricercatrice postdoc del Caltech, ha usato osservazioni compiute con il telescopio spaziale NuSTAR della NASA. In particolare l’interesse si è concentrato su una delle fonti, catalogata come ULX-4, osservata anche con il telescopio spaziale XMM-Newton dell’ESA ma dopo dieci giorni l’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA non ne ha più trovato traccia. Un evento di quel genere di solito ha una lunga durata perciò potrebbe essere stato generato da un buco nero o una stella di neutroni su detriti vicini.

La stella GJ 1061 (Immagine cortesia Centre de Données astronomiques de Strasbourg / SIMBAD / SDSS)

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta la scoperta di tre super-Terre nel sistema della stella nana rossa GJ 1061. Un team di astronomi della collaborazione Red Dots ha compiuto questa scoperta nel corso della campagna di osservazioni del 2018 grazie a una serie di rilevazioni spettroscopiche ottenute nel corso di tre mesi usando il metodo della velocità radiale. Le masse di questi esopianeti sono un po’ superiori a quella della Terra e il più esterno è nell’area abitabile del suo sistema, dove riceve una quantità di energia dalla sua stella vicina a quella che la Terra riceve dal Sole.