Telescopi

La galassia medusa JO201 (Immagine ESA/Hubble & NASA, M. Gullieuszik)

Un articolo in pubblicazione e un articolo in fase di peer-review sulla rivista “The Astrophysical Journal” riportano vari aspetti di uno studio su 6 cosiddette galassie medusa. Un team di ricercatori ha usato vari strumenti per esaminarle e cercare di comprendere i processi in atto nei “tentacoli” generati dal gas strappato a quelle galassie durante il passaggio all’interno di un ammasso galattico. In quello spazio c’è plasma intergalattico che genera una pressione che ha causato quella perdita di gas in un processo chiamato in gergo ram pressure stripping. Un’immagine della galassia medusa catalogata come JO201 catturata dal telescopio spaziale Hubble è stata pubblicata dall’ESA.

Mirabilis, Elstir e Vinteuil in una combinazione delle osservazioni ai raggi X e a frequenze ottiche

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati dello studio di due fusioni galattiche tra galassie nane con nuclei galattici attivi. Un team di ricercatori ha usato dati raccolti dall’Osservatorio per i raggi X Chandra della NASA per scoprire candidati successivamente confrontati con osservazioni agli infrarossi condotte con il telescopio spaziale WISE della NASA e osservazioni a frequenze ottiche condotte con il Canada-France-Hawaii Telescope (CFHT).

Alcune immagini catturate dallo strumento NIRC2 usando un'ottica adattiva che mostrano l'evoluzione di X7 tra il 2002 e il 2021

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di vent’anni di osservazioni di un filamento gigante di gas e polveri che si sta progressivamente avvicinando a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Un team di ricercatori dell’Osservatorio Keck e della Galactic Center Orbits Initiative (GCOI) della UCLA ha usato gli strumenti OSIRIS e NIRC2 al Keck per tenere d’occhio questo filamento, catalogato come X7, per studiare l’evoluzione della sua orbita e della sua forma. Secondo le previsioni, nel 2036, X7 si avvicinerà a Sagittarius A* al punto da dissiparsi ed essere divorato. Ciò costituirà un evento davvero interessante per studiare ancor più a fondo ciò che succede in quell’ambiente davvero estremo.

La NGC 1433 vista dal telescopio spaziale James Webb (Immagine NASA, ESA, CSA, and J. Lee (NOIRLab), A. Pagan (STScI))

Un numero speciale della rivista “The Astrophysical Journal Letters” contiene una serie di articoli che riportano i primi risultati dell’indagine PHANGS–JWST. Oltre cento ricercatori della collaborazione Physics at High Angular resolution in Nearby Galaxies (PHANGS) hanno usato il telescopio spaziale James Webb per esaminare le galassie M74, NGC 7496, IC 5332, NGC 1365 e NGC 1433. In particolare, lo strumento Mid-Infrared Instrument (MIRI) ha permesso di osservare strutture all’interno di quelle galassie in dettagli mai visti prima. Le informazioni raccolte sono preziose per ricostruire i processi di formazione stellare e l’influenza che hanno sul gas che circonda protostelle e stelle neonate.

I risultati delle osservazioni del quasar NRAO 530 prodotti usando i vari metodi di elaborazione dei dati ottenuti

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta lo studio del quasar NRAO 530 condotto all’interno del progetto EHT (Event Horizon Telescope), che utilizza una combinazione di radiotelescopi sparsi per il mondo per ottenere immagini di aree attorno a buchi neri supermassicci. In questo caso, si tratta delle aree più interne di NRAO 530, dove gas e polveri vengono scaldati a tal punto da generare forti emissioni elettromagnetiche. Lontano circa 7,5 miliardi di anni luce dalla Terra, è il buco nero supermassiccio più lontano osservato finora dal progetto EHT. I nuovi dettagli ottenuti sulle strutture presenti nella regione centrale di questo quasar sono utili a capire i processi in atto in quell’ambiente estremo.