Telescopi

Il terzetto SDSSCGB 10189 (Immagine ESA/Hubble & NASA, M. Sun)

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale Hubble mostra un terzetto di galassie che stanno interagendo. Catalogato come SDSSCGB 10189, il terzetto costituisce un raro caso di tre galassie massicce con notevole formazione stellare distanti tra loro meno di 50.000 anni luce. A livello galattico, si tratta di una distanza davvero breve ed è il motivo per cui la loro forma si sta già distorcendo.

Le fusioni galattiche costituiscono un importante argomento di ricerca astronomica e in questo caso SDSSCGB 10189 è un oggetto di studio anche per le ricerche sulle origini delle cosiddette galassie di ammasso più brillanti, le più luminose all’interno dei loro ammassi e anche le più massicce.

I risultati di alcune ricostruzioni della forma di J1135 ottenute partendo dalle rilevazioni condotte con il radiotelescopio ALMA in diverse frequenze elettromagnetiche

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta le caratteristiche della galassia HATLASJ113526.2-01460, o semplicemente J1135, che vediamo com’era circa due miliardi di anni dopo il Big Bang. Il problema finora era riuscire effettivamente a distinguerne le caratteristiche e ora il team di ricerca in formazione ed evoluzione delle galassie della SISSA guidato dal professor Andrea Lapi ha usato osservazioni condotte con il radiotelescopio ALMA per ottenere questo risultato. La potenza e sensibilità di ALMA hanno permesso di rilevare anche le debolissimi emissioni radio e submillimetriche, che potrebbero essere le uniche che ci arrivano da J1135 a causa della notevole presenza di polvere interstellare al suo interno. Queste osservazioni aiutano a capire meglio la formazione ed evoluzione delle galassie nell’universo giovane.

Un confronto tra il sistema di Wolf 1069, quello di Proxima Centauri e quello di TRAPPIST-1

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’identificazione dell’esopianeta Wolf 1069 b, che ha una massa vicina a quella della Terra e orbita nella zona abitabile del suo sistema stellare. Un team di ricercatori guidato da Diana Kossakowski del Max Planck Institute for Astronomy ha usato il doppio spettrografo CARMENES montato sul telescopio da 3.5 metri dell’Osservatorio di Calar Alto, in Spagna, per individuare le tracce di Wolf 1069 b tramite il metodo delle velocità radiali. Questo esopianeta è in rotazione sincrona con la sua stella e ciò costituisce un problema per l’abitabilità ma la sua stella non ha potenti brillamenti. Queste caratteristiche rendono Wolf 1069 b un interessante oggetto di studi.

La galassia LEDA 2046648 assieme a molte stelle e soprattutto galassie viste dal telescopio spaziale James Webb

Un’immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb ritrae la galassia LEDA 2046648 immersa in un vasto gruppo di altre galassie più o meno lontane. Molte galassie a spirale sono distinguibili ed è normale dato che si tratta del tipo più comune. Lo strumento NIRCam ha catturato molti dettagli di LEDA 2046648 nonostante sia distante oltre un miliardo di anni luce dalla Terra ma le prestazioni di Webb non sono più sorprendenti. L’osservazione che ha generato quest’immagine è tra quelle usate per calibrare lo strumento NIRISS, che nella seconda metà del gennaio 2023 è stato fuori uso per un paio di settimane ma ora ha ripreso a trasmettere normalmente i dati raccolti.

Concetto artistico di eruzione su una magnetar (Immagine NASA Goddard Space Flight Center)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta una spiegazione per il brusco rallentamento della rotazione della magnetar catalogata come SGR 1935+2154 e la sua attribuzione a una sorta di vulcano che ha espulso una specie di vento nello spazio. Un team di ricercatori ha usato dati rilevati ai raggi X dal telescopio spaziale XMM-Newton dell’ESA e dello strumento NICER della NASA per analizzare i cambiamenti avvenuti nella magnetar. La loro conclusione è che l’attività dello pseudo-vulcano ha alterato il campo magnetico della magnetar, rallentandone la rotazione, ciò che in gergo è chiamato anti-glitch. Ciò ha portato all’inizio delle emissioni di onde radio sucessivamente rilevate dal radiotelescopio cinese FAST.