Telescopi

Illustrazione artistica di evento di distruzione mareale (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati delle osservazioni di un buco nero supermassiccio che sta distruggendo una stella. Catalogato come AT2021ehb, si tratta di un evento del tipo chiamato tecnicamente evento di distruzione mareale. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con i telescopi spaziali NuSTAR e Swift della NASA, con lo strumento NICER installato sulla Stazione Spaziale Internazionale e con altri strumenti per coprire 430 giorni di evoluzione di questo processo. Ciò aiuterà a capire cosa succede ai materiali catturati da un buco nero supermassiccio prima che vengano completamente divorati.

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sull’esopianeta Kepler-1658b che predice il decadimento della sua orbita finché non verrà distrutto dalla sua stella. Un team di ricercatori ha usato i dati raccolti da osservazioni condotte nel corso di vari anni, da quelle del telescopio spaziale Kepler che hanno permesso di scoprire Kepler-1658b a quelle del telescopio spaziale TESS per esaminare la sua orbita. La conclusione è che questo gigante gassoso si sta lentamente avvicinando alla sua stella e nel futuro verrà distrutto.

Le Scogliere Cosmiche e nei riquadri sul lato destro i particolari di alcune aree con le indicazioni di deflussi di idrogeno, getti e bow shock, le onde d'urto causate da quell'attività

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta uno studio dell’ammasso aperto NGC 3324, parte della Nebulosa della Carena, una delle più grandi culle di stelle conosciute. Un team di ricercatori ha utilizzato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per studiare in particolare un’area ai margini di NGC 3324 soprannominata Scogliere Cosmiche. Il soprannome è dovuto all’aspetto frastagliato come una scogliera ma invece di acqua e rocce c’è una distesa di gas e polveri. L’ampiezza delle frequenze infrarosse rilevate da Webb ha permesso di ottenere più che mai dettagli di ciò che avviene in mezzo a quelle nubi cosmiche trovando 24 nuovi deflussi di idrogeno molecolare associato ad altrettante protostelle.

Una rappresentazione artistica del sistema di GJ 1002 con i suoi due pianeti

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di due esopianeti che hanno dimensioni di poco superiori a quelle della Terra nel sistema della stella GJ 1002, distante quasi 16 anni luce dalla Terra. Un team di ricercatori ha usato una combinazione di dati raccolti dagli spettrografi ESPRESSO montato sul VLT e CARMENES presso l’osservatorio Calar Alto per studiare GJ 1002 e trovare le tracce di due esopianeti attorno ad essa. Entrambi sono all’interno della zona abitabile del loro sistema in cui potrebbero esservi condizioni simili a quelle della Terra. L’immagine in alto (Cortesia Alejandro Suárez Mascareño and Inés Bonet (IAC)) mostra una rappresentazione artistica del sistema di GJ 1002 con i suoi due pianeti.

Le galassie RS13 ed RS14 come sono apparse in immagini catturate dal telescopio spaziale Spitzer e come appaiono nell'immagine catturata da Webb

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta l’individuazione di una popolazione di rare galassie a spirale rosse nell’ammasso galattico SMACS J0723.3-7327. Un team di ricercatori ha usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale James Webb per trovare i dettagli di queste galassie che secondo le stime risalgono all’epoca in cui l’universo aveva un’età tra due e tre miliardi di anni circa.

I dettagli senza precedenti catturati da Webb aiutano a compiere passi in avanti nella comprensione dei processi in atto in galassie di varie età e capire perché certe appaiano rosse. Averne trovate parecchie molto antiche suggerisce che oltre 10 miliardi di anni fa le galassie rosse fossero più comuni.