Telescopi

Marte visto a sinistra in un'immagine della NASA basata su dati del Mars Orbiter Laser Altimeter (MOLA) e a destra dallo strumento Near-Infrared Camera (NIRCam) del telescopio spaziale Webb a due diverse lunghezze d'onda infrarosse

Le prime immagini di Marte catturate dal telescopio spaziale James Webb il 5 settembre 2022 offrono viste del pianeta a diverse lunghezze d’onda infrarosse e alcune spettroscopie. Webb è in una posizione in cui può vedere una parte del lato soleggiato di Marte ed è in grado di fornire immagini e spettri utili a completare le rilevazioni di sonde spaziali, rover e altri telescopi. Il pianeta rosso è vicinissimo e luminosissimo rispetto ai normali obiettivi delle osservazioni di Webb perciò le esposizioni usare sono state brevissime per evitare di causare problemi agli strumenti.

La Nebulosa di Orione vista dal telescopio spaziale James Webb (Immagine cortesia NASA, ESA, CSA, PDRs4All ERS Team; elaborazione immagine Salomé Fuenmayor)

Nuove immagini della regione interna della Nebulosa di Orione catturate dal telescopio spaziale James Webb mostrano nuovi dettagli di una culla stellare che è stata già studiata molte nel corso del tempo ma continua a rivelare nuovi oggetti ogni volta che un nuovo strumento viene usato per studiarla. Queste osservazioni sono state condotte come parte del programma ERS (Early Release Science) di Webb e ottenute l’11 settembre perciò al momento non sono ancora disponibili articoli scientifici sull’argomento ma nel futuro possiamo aspettarci analisi dei dati raccolti e qualche nuova scoperta sui processi legati alla formazione di stelle e pianeti.

L'ammasso NGC 346 visto da Hubble (NASA, ESA, A. James (STScI))

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal” riportano diversi aspetti di uno studio su NGC 346, un ammasso aperto di stelle nella Piccola Nube di Magellano, una delle galassie nane satellite della Via Lattea. Due team di ricercatori che hanno in comune le rispettive guide, Elena Sabbi dello Space Telescope Science Institute e Peter Zeidler dell’AURA/STScI per l’ESA, hanno usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble e il VLT. Hanno esaminato il movimento a spirale delle stelle dell’ammasso al suo interno, un movimento che sembra favorire la formazione stellare.

Un confronto tra il sistema di LP 890-9 e il sistema solare interno con le caratteristiche delle stelle e dei loro pianeti rocciosi

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta l’identificazione di due super-Terre nel sistema di LP 890-9, una stella piccola anche per gli standard delle nane rosse. Un team di ricercatori guidato dall’astrofisica Laetitia Delrez dell’Università belga di Liegi ha esaminato un candidato individuato dal telescopio spaziale TESS usando l’osservatorio meridionale del progetto SPECULOOS per monitorare quel sistema confermando l’esistenza dell’esopianeta catalogato LP 890-9b. SPECULOOS ha trovato un secondo esopianeta grazie all’osservazione di ulteriori transiti che è stato catalogato come LP 890-9c ed è nell’area abitabile del suo sistema. Solo TRAPPIST-1 è una stella più piccola di LP 890-9 tra quelle conosciute per avere pianeti.

La stella HIP 65426 in un'immagine della Digitalized Sky Survey e in basso l'esopianeta HIP 65426 b visto a differenti frequenze infrarosse dgli strumenti NIRCam e MIRI del telescopio spaziale James Webb

Un articolo sottoposto a una peer review riporta i risultati della prima osservazione diretta di un esopianeta, un super-gioviano catalogato come HIP 65426 b, da parte del telescopio spaziale James Webb. Un’ampia collaborazione internazionale guidata da Sasha Hinkley, professore associato di fisica e astronomia all’Università britannica di Exeter, ha condotto osservazioni di questo gigante gassoso come parte del programma ERS (Early Release Science) di Webb. Nessun risultato rivoluzionario ma il nuovo telescopio spaziale ha osservato nuovi dettagli di un esopianeta già conosciuto confermando che può essere uno strumento prezioso per studiare esopianeti.