Un piano della NASA per riportare astronauti sulla Luna nel 2028 e su Marte nel decennio successivo

In una conferenza stampa l’amministratore della NASA Jim Bridenstine ha annunciato la nuova versione dei piani dell’agenzia per riportare astronauti sulla Luna e per costruire il Gateway lunare nel corso del prossimo decennio come passi per portare astronauti su Marte nel corso degli anni ’30. Jim Bridenstine ha fatto riferimento al budget della NASA per il 2020, che con i 21 miliardi di dollari vede un incremento concesso anche per portare avanti questi nuovi piani.

Concetto artistico di Kepler-62f, una super-Terra che orbita attorno a una stella di classe K (Immagine NASA Ames/JPL-Caltech/Tim Pyle)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal Letters” offre considerazioni sui possibili vantaggi nella ricerca di firme biologiche come la presenza di ossigeno e metano su esopianeti che orbitano attorno a stella di classe K, un po’ più piccole del Sole. Giada Arney del Goddard Space Flight Center della NASA ha cercato di scoprire come potrebbero apparire le firme biologiche e quindi i segnali della presenza di forme di vita su un esopianeta in quel tipo di sistema creando una serie di simulazioni informatiche per capire dove cercare tracce di ossigeno e metano.

Concetto artistico del sistema di Kepler-1658 (Immagine cortesia Gabriel Perez Diaz/Instituto de Astrofísica de Canarias)

Un articolo in fase di pubblicazione sulla rivista “The Astronomical Journal” offre le prove che confermano l’esistenza dell’esopianeta Kepler-1658b quasi dieci anni dopo la rilevazione delle sue prime tracce da parte del telescopio spaziale Kepler della NASA, che lo resero il primo candidato scoperto nella sua missione. Un team di ricercatori guidato da Ashley Chontos, una studentessa dell’Università delle Hawaii, ha riesaminato i dati raccolti dopo quella prima rilevazione usando anche la tecnica dell’astrosismologia per confermare che quel pianeta esiste davvero. I risultati sono stati anche presentati nei giorni scorsi alla Kepler/K2 Science Conference tenuta a Glendale, in California.

Concetto artistico di sistema stellare con pianeti come trottole (Immagine NASA/JPL-Caltech, Sarah Millholland)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” offre una soluzione a un mistero riguardante una configurazione delle orbite di coppie di esopianeti scoperte nel corso degli anni dal telescopio spaziale Kepler della NASA. Secondo Sarah Millholland e Gregory Laughlin dell’Università americana di Yale l’obliquità, cioè l’inclinazione tra l’asse di questi pianeti e la loro orbita, è un elemento chiave per spiegare perché quelle orbite si trovano appena fuori dei naturali punti di equilibrio.