Galassie

L'ammasso galattico Abell 2744, soprannominato Ammasso di Pandora, con al centro due riquadri che mostrano le galassie GLASS-z10 (1) e GLASS-z12 (2)

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riportano i risultati dell’analisi di osservazioni dell’ammasso galattico Abell 2744 e dell’area circostante con il telescopio spaziale James Webb. Due team di ricercatori guidati rispettivamente da Marco Castellano dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Roma e da Rohan Naidu dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics del MIT hanno esaminato in particolare due galassie lontanissime. La galassia chiamata GLASS-z12 dal secondo team potrebbe essere la più antica identificata finora perché secondo le stime risale a 350 milioni di anni dopo il Big Bang. L’altra galassia, chiamata GLASS-z10, secondo le stime risale a 450 milioni di anni dopo il Big Bang.

Un'immagine composita dell'ammasso galattico Abell 2255

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta i risultati di uno studio dell’ammasso galattico Abell 2255 che per la prima volta ha rilevato un bagliore radio su una scala talmente vasta da circondare l’intero ammasso. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio LoFar per 18 notti su un’area con dimensioni quattro volte la Luna piena per ottenere un risultato così dettagliato. Secondo i ricercatori l’origine di quell’emissione che ha un’ampiezza di almeno 16 milioni di anni luce è legata all’energia rilasciata durante la formazione dell’ammasso.

L'ammasso NGC 346 visto da Hubble (NASA, ESA, A. James (STScI))

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal” riportano diversi aspetti di uno studio su NGC 346, un ammasso aperto di stelle nella Piccola Nube di Magellano, una delle galassie nane satellite della Via Lattea. Due team di ricercatori che hanno in comune le rispettive guide, Elena Sabbi dello Space Telescope Science Institute e Peter Zeidler dell’AURA/STScI per l’ESA, hanno usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble e il VLT. Hanno esaminato il movimento a spirale delle stelle dell’ammasso al suo interno, un movimento che sembra favorire la formazione stellare.

Immagine composita della galassia SDSS J1448+1010 vista da ALMA e Hubble (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), J. Spilker et al (Texas A&M), S. Dagnello (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sulla galassia SDSS J1448+1010. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA, il telescopio spaziale Hubble e altri strumenti per esaminarla scoprendo che al suo interno non si formano più stelle. Dopo aver analizzato le osservazioni raccolte, hanno concluso che ciò è dovuto al fatto che SDSS J1448+1010 è il frutto di una fusione galattica in cui una buona parte dell’idrogeno che forma le stelle è stata espulsa in seguito agli effetti gravitazionali subiti nel corso di quell’evento. Infatti, i ricercatori hanno scoperto quella che è stata definita una coda mareale formata dai materiali espulsi, che includono anche stelle.

La galassia M74 in una vista combinata a frequenze ottiche e infrarosse viste rispettivamente dai telescopi spaziali Hubble e Webb

L’ESA ha pubblicato immagini della galassia M74, soprannominata la Galassia Fantasma, catturate dai telescopi spaziali Hubble e James Webb con l’aggiunta di una combinazione tra di esse. Si tratta di una sinergia che sfrutta la sensibilità alle frequenze ottiche di Hubble e la sensibilità alle frequenze infrarosse di Webb. Ciò permette di apprezzare diversi dettagli di una galassia a spirale che è visibile praticamente di faccia rispetto alla Terra e quindi un eccellente oggetto di studi. Combinare osservazioni ottenute con strumenti che lavorano in bande elettromagnetiche diverse è importante e anche in questo tipo di studi Webb comincia a mostrare i grandi risultati che può offrire.