Pianeti

Una rappresentazione artistica di Haumea con le sue lune Hiʻiaka e Namaka, che in realtà sono molto più distanti, e l'anello

Un articolo pubblicato sulla rivista “Planetary Science Journal” riporta i risultati di simulazioni che riproducono la possibile storia del pianeta nano Haumea che ha portato alla sua peculiare forma ovale. Un team di ricercatori ha usato i dati geofisici e geochimici disponibili su Haumea e sugli asteroidi che formano una famiglia assieme a questo pianeta nano per capire quali processi abbiano portato alla loro formazione ed evoluzione. Le simulazioni portano a una ricostruzione del processo che ha determinato la notevole velocità di rotazione di Haumea, che a sua volta ha portato alla sua forma odierna.

Concetto artistico di sistema con 5 esopianeti (Immagine NASA/JPL-Caltech)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la conferma della presenza di 5 pianeti rocciosi nel sistema della stella HD 23472. Un team di ricercatori che ne include anche alcuni dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato lo spettrografo Espresso sul VLT dell’ESO per esaminare questi esopianeti per stimare le loro masse usando il metodo della velocità radiale. Le loro dimensioni erano già conosciute grazie ai dati raccolti dal telescopio spaziale TESS della NASA, che ne aveva osservato il passaggio di fronte alla loro stella. Il risultato dell’esame è che tre di quegli esopianeti sono super-Terre e due sono probabilmente super-Mercurio, rari casi caratterizzati da un nucleo di ferro più grande e in generale una notevole percentuale di ferro.

Una mappa topografica dell'area di Ultimi Scopuli su Marte

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” offre nuove conferme alla presenza di acqua liquida molto salata nel sottosuolo di Marte. Un team di ricercatori guidato da Roberto Orosei dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ed Elena Pettinelli dell’Università degli studi Roma Tre ha esaminato rilevazioni condotte con lo strumento MARSIS della sonda spaziale Mars Express dell’ESA assieme ad esperimenti di laboratorio e simulazioni per escludere che i dati rilevati siano stati generati da materiali diversi da acqua liquida salata.

Nettuno, i suoi anelli e alcune lune visti dal telescopio spaziale James Webb (Immagine NASA, ESA, CSA, STScI. Elaborazione immagine: Joseph DePasquale (STScI))

Immagini di Nettuno catturate dal telescopio spaziale James Webb mostrano dettagli del pianeta e dei suoi anelli con una chiarezza paragonabile solo a quelle scattate nel 1989 dalla sonda spaziale Voyager 2 della NASA durante un passaggio ravvicinato al pianeta. Le osservazioni hanno permesso di catturare dettagli di molte tempeste esistenti nell’atmosfera di Nettuno, compresa la Grande Macchia Scura. Webb ha fotografato anche Tritone e sei delle lune più piccole.

Marte visto a sinistra in un'immagine della NASA basata su dati del Mars Orbiter Laser Altimeter (MOLA) e a destra dallo strumento Near-Infrared Camera (NIRCam) del telescopio spaziale Webb a due diverse lunghezze d'onda infrarosse

Le prime immagini di Marte catturate dal telescopio spaziale James Webb il 5 settembre 2022 offrono viste del pianeta a diverse lunghezze d’onda infrarosse e alcune spettroscopie. Webb è in una posizione in cui può vedere una parte del lato soleggiato di Marte ed è in grado di fornire immagini e spettri utili a completare le rilevazioni di sonde spaziali, rover e altri telescopi. Il pianeta rosso è vicinissimo e luminosissimo rispetto ai normali obiettivi delle osservazioni di Webb perciò le esposizioni usare sono state brevissime per evitare di causare problemi agli strumenti.