Pianeti

Rappresentazione artistica della stella RZ Piscium circondata da masse di gas e polvere (Immagine NASA's Goddard Space Flight Center/CI Lab)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” descrive una ricerca sulla giovane stella RZ Piscium che offre una spiegazione alle strane variazioni della sua luminosità. Un team di astronomi ha usato rilevazioni effettuate con l’osservatorio spaziale XMM-Newton dell’ESA, il telescopio Shane presso il Lick Observatory in California e il telescopio Keck alle Hawaii concludendo che probabilmente RZ Piscium sta distruggendo almeno alcuni pianeti del suo sistema stellare o due pianeti ricchi di gas si sono scontrati.

Rappresentazione artistica di GJ 436b con la sua coda (Immagine cortesia Mark Garlick/University of Warwick)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sul pianeta GJ 436b, la cui orbita attorno alla sua stella è risultata essere quasi polare invece che equatoriale. Un team di ricercatori guidato dell’Università di Ginevra (UNIGE) ha scoperto questa nuova strana caratteristica dell’orbita di quest’esopianeta, già noto perché la sua orbita è molto eccentrica e soprattutto perché ha un’enorme coda simile a quella di una cometa.

Il sistema di Kepler-90 paragonato al sistema solare (Immagine NASA/Ames Research Center/Wendy Stenzel)

In una conferenza stampa è stata annunciata la prima scoperta di esopianeti effettuata grazie al motore di apprendimento automatico TensorFlow creato da Google. I ricercatori Christopher Shallue e Andrew Vanderburg hanno addestrato questo sistema per fargli riconoscere esopianeti nei dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler della NASA. I due esopianeti annunciati sono Kepler-90i e Kepler-80g ma è solo l’inizio per un nuovo modo per cercare esopianeti, soprattutto quelli più piccoli che lasciano tracce molto deboli.

Simulazione della vista in prospettiva del cratere Occator (Immagine NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

Al meeting annuale della American Geophysical Union, scienziati della NASA hanno presentato i risultati delle ultime ricerche sulle macchie bianche presenti sul pianeta nano Cerere. In particolare, l’attività rilevata nel corso del tempo, soprattutto dalla sonda spaziale Dawn della NASA con variazioni nella loro luminosità confermano la possibilità che su Cerere vi sia ancora un’attività geologica che sta modificando la superficie di questo pianeta nano.

Strati della Grande Macchia Rossa di Giove (Immagine NASA/JPL-Caltech/SwRI)

Ieri al meeting annuale della American Geophysical Union sono state annunciate le nuove scoperte riguardanti la Grande Macchia Rossa di Giove e di una nuova zona di radiazione. I dati raccolti dalla sonda spaziale Juno della NASA durante un volo ravvicinato effettuato l’11 luglio 2017 hanno permesso di scoprire qualcosa di nuovo su quella tempesta più grande della Terra, ad esempio trovando una risposta a una delle domande fondamentali su di essa stabilendo che essa ha una profondità di circa 300 chilometri.