Stelle

Una rappresentazione artistica del sistema VFTS 243

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta la scoperta di un probabile buco nero dormiente nella Grande Nube di Magellano, una delle galassie nane satelliti della Via Lattea. Un team di ricercatori l’ha individuato nel sistema VFTS 243 dopo un esame approfondito di un sistema binario situato nella Nebulosa Tarantola in cui era stato individuato un candidato da verificare nella ricerca di buchi neri. Sei anni di osservazioni condotte con il VLT dell’ESO hanno permesso di eliminare altre possibili spiegazioni per la natura degli oggetti studiati. Una conclusione interessante è che il buco nero scoperto è il risultato di un collasso della stella progenitrice avvenuto senza una supernova.

La prima immagine di campo profondo (First Deep Field) di Webb (Immagine NASA, ESA, CSA, and STScI)

La NASA ha pubblicato le prime immagini ufficiali catturate dal telescopio spaziale James Webb. La presentazione è stata compiuta in collaborazione con l’ESA e la CSA (Canadian Space Agency), le altre agenzie spaziali che lavorano assieme alla NASA al progetto e alla sua gestione. Ieri sera il presidente degli USA Joe Biden aveva presentato personalmente l’immagine in alto, la prima immagine di campo profondo (First Deep Field) di Webb che include l’ammasso galattico SMACS 0723 in anteprima, a dimostrazione dell’importanza di questo telescopio spaziale.

16 stelle dell'ammasso S

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta l’identificazione della stella con l’orbita più stretta attorno a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Un team di ricercatori l’ha catalogata come S4716 dopo averla trovata in dati raccolti nell’arco di vent’anni con l’Osservatorio Keck, il VLT e il VLTI. La stella S4716 compie un’orbita in circa 4 anni terrestri e la sua distanza da Sagittarius A* arriva a un minimo di circa 100 volte quella della Terra dal Sole. La sua scoperta, che batte il record della stella S4711, è sorprendente e aiuterà a capire meglio come le stelle in quell’area si siano formate e spostate, dato che è difficile pensare che si sia formata così vicino a un buco nero supermassiccio.

La galassia nana ultra-debole Pegasus V

Un articolo sottoposto per la pubblicazione sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” riporta l’identificazione di una galassia nana ultra-debole che è stata chiamata Pegasus V vicina alla galassia di Andromeda. Un team di ricercatori ha condotto osservazioni mirate in seguito alla scoperta fatta da un astrofilo e, usando lo strumento GMOS montato sul telescopio Gemini Nord alle Hawaii ha potuto confermare l’esistenza di una galassia nana ultra-debole, piccola e con una luminosità molto limitata. Un risultato interessante delle osservazioni è la presenza molto limitata di elementi più pesanti di idrogeno ed elio, una scoperta che ha portato a concludere che si tratti di una sorta di fossile di una galassia primordiale.

Confronto artistico tra la Terra e l'esopianeta TOI-1807 b (Immagine Nardiello/NASA – Eyes-on-exoplanets)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta uno studio dell’esopianeta TOI-1807 b, un pianeta roccioso scoperto nel 2020 grazie al telescopio spaziale TESS della NASA. Un team di ricercatori guidato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e dell’Università degli studi di Padova ha usato lo spettrografo HARPS-N installato sul Telescopio Nazionale Galileo (TNG) alle Canarie per condurre esami mirati di TOI-1807 b. La conclusione è che si tratta di un esopianeta un po’ più grande della Terra ma la principale peculiarità è che si tratta del più giovane del tipo con un periodo orbitale ultra-breve dato che ha un’età stimata a circa 300 milioni di anni e il suo anno dura circa 13 ore.