Stelle

Il sistema HR 6819 nella nuova interpretazione dei dati (Immagine ESO/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta un nuovo studio sul sistema HR 6819 che offre una spiegazione più convincente di quella proposta nel 2020, quando venne proposta la presenza di un buco nero come parte di un sistema triplo. Un team di ricercatori guidato da Abigail Frost della Ku Leuven, in Belgio, che include membri del team che aveva sostenuto la presenza del buco nero e membri del team che aveva già offerto una spiegazione alternativa, ha usato nuove osservazioni ottenute con il VLT dell’ESO che includono l’uso dell’interferometro VLTI per cercare di ottenre una risposta definitiva. La conclusione è che HR 6819 è un sistema binario in cui non c’è alcun buco nero ma è in atto un fenomeno di vampirismo stellare in cui una delle due stelle ha strappato grandi quantità di idrogeno alla compagna.

Concetto artistico di fusione tra due nane bianche (Immagine Nicole Reindl (CC BY 4.0))

Due articoli pubblicati sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society: Letters” riportano diversi aspetti di uno studio su due stelle anomale dato che si tratta di due subnane che hanno carbonio e ossigeno sulla superficie invece di idrogeno ed elio. Un team guidato dal professor Klaus Werner dell’Università tedesca di Tubinga ha scoperto le due stelle, catalogate come PG 1654+322 e PG 1528+025 all’interno di una ricerca mirata a capire meglio le fasi finali dell’evoluzione stellare. Un team guidato dal dottor Miller Bertolam dell’Istituto di Astrofisica di La Plata, in Argentina, ha offerto una possibile spiegazione alle due stelle anomale spiegando in uno dei due articoli che potrebbero essersi formate in seguito a fusioni tra due nane bianche.

Concetto artistico del sistema di WD1054-226 (Immagine cortesia Mark A. Garlick / markgarlick.com)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notice of the Royal Astronomical Society” riporta l’osservazione di detriti orbitanti attorno alla nana bianca catalogata come WD1054-226 in una formazione che suggerisce un legame gravitazionale come quello che può essere generato da un pianeta. Un team di ricercatori ha usato la macchina fotografica ULTRACAM montata sul telescopio NTT all’Osservatorio La Silla dell’ESO in Cile per esaminare gli oggetti che passano regolarmente di fronte a quei resti di stella. Dati ottenuti dal telescopio spaziale TESS della NASA hanno aiutato a identificare quello che sembra un disco di detriti che non si sono dispersi, forse grazie a un pianeta che agisce come una sorta di pastore che li tiene legati. Il pianeta sarebbe nell’area abitabile di quel sistema, un caso particolare dato che ha al centro una nana bianca.

Concetto artistico di Proxima d e Proxima Centauri (Immagine ESO/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di un altro pianeta roccioso nel sistema di Proxima Centauri. Un team di ricercatori guidato da João Faria dell’Instituto de Astrofísica e Ciências do Espaço, Portogallo, che include Mario Damasso dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato rilevazioni condotte con lo spettrografo ESPRESSO montato sul VLT dell’ESO in Cile per trovare le tracce del pianeta che è stato catalogato come Proxima d. Si tratta dell’esopianeta con la massa più piccola individuato con il metodo della velocità radiale dato che la massa minima stimata è circa un quarto di quella della Terra, il doppio di quella di Marte. La sua distanza da Proxima Centauri è attorno ai 4 milioni di chilometri perciò è più simile a Venere o a Mercurio.

L'ammasso globulare M14 (Image NOIRLab/NSF/AURA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di osservazioni dell’ammasso globulare M14. Un team di astronomi guidato da Francesca D’Antona dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Roma ha usato il telescopio spaziale Hubble per studiare M14 scoprendo che oltre un terzo delle stelle di M14 contiene una quantità di elio mai osservata fuori dagli ammassi globulari dato che ha picchi superiori al 30% della loro massa. Secondo i ricercatori, la spiegazione più probabile è che si tratti di stelle di seconda generazione che hanno inghiottito l’elio espulso da stelle di prima generazione durante la loro agonia.