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Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive una nuova ricerca sul possibile clima esistente sui sette pianeti rocciosi del sistema della stella TRAPPIST-1. Un team di astronomi coordinato dall’Università di Washington (UW) ha usato modelli climatici aggiornati per cercare di capire che tipo di atmosfere possano avere come frutto dell’evoluzione ambientale basandosi sulle osservazioni raccolte. Il risultato è che il pianeta TRAPPIST-1 e è quello che ha maggiori probabilità di avere acqua liquida sulla superficie.

La stella HD 186302 (al centro) (Immagine cortesia CDS Portal/Simbad)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” descrive la scoperta di una stella gemella del Sole. Si tratta di HD 186302, studiata da un team di ricercatori guidato da Vardan Adibekyan dell’Instituto de Astrofísica e Ciências do Espaço (IA), in Portogallo, partendo dai dati raccolti dal progetto AMBRE che ha raccolto circa 230.000 spettri di stelle, assieme ad altri dati raccolti dalla sonda spaziale Gaia dell’ESA. HD 186302 è davvero simile al Sole non solo come età e composizione chimica ma anche come massa e dimensione e ciò offre speranze che abbia pianeti simili alla Terra.

Concetto artistico della stella di Barnard e del pianeta Barnard's Star b (Immagine ESO/M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive la scoperta di una possibile super-Terra che orbita attorno alla stella di Barnard, una nana rossa che in termini astronomici è nel vicinato essendo distante circa 6 anni luce dalla Terra. I progetti Red Dots e CARMENES hanno portato alla scoperta di quello che è stato chiamato Barnard’s Star b e potrebbe essere il secondo esopianeta più vicino al sistema solare dopo Proxima b.

Idrogeno gassoso nella Piccola Nube di Magellano (Immagine cortesia Naomi McClure-Griffiths et al, CSIRO's ASKAP telescope)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive lo studio di un deflusso di gas dalla Piccola Nube di Magellano che si estende per almeno 6.500 anni luce dall’area di formazione stellare. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ASKAP per osservare quella galassia nana nella sua interezza in una singola immagine con dettagli mai visti prima. La conclusione è che c’è una perdita di gas che ha come conseguenza un calo nella formazione stellare. Quel gas potrebbe essere una fonte per quella che è conosciuta come Corrente Magellanica e col tempo la Piccola Nube di Magellano potrebbe essere divorata dalla Via Lattea.

L'origine degli ammassi stellari osservata grazie al telescopio volante SOFIA

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” descrive lo studio di nubi molecolari dove si formano nuovi ammassi stellari. Un team di ricercatori ha utilizzato il telescopio volante SOFIA sfruttando la sua possibilità di rilevare gli infrarossi provenienti da nubi oscure dove le prime fasi della formazione stellare sono nascoste. Le osservazioni hanno offerto nuove prove che gli ammassi stellari si formano in seguito a collisioni tra nubi molecolari giganti.