Tre intensi brillamenti solari in poco più di un giorno

Foto del Sole poco prima del picco del primo brillamento (Foto NASA/SDO)
Foto del Sole poco prima del picco del primo brillamento (Foto NASA/SDO)

Nei giorni scorsi, la sonda spaziale SDO (Solar Dynamics Obersavatory) della NASA ha rilevato e documentato ben 3 brillamenti solari di classe M, quella che include i più potenti dopo la classe X, che non a caso significa “eXtreme” (estremo). Il primo ha avuto il suo piccolo il 2 aprile alle 10.02 italiane, il secondo alle 22.33 italiane e il terzo il 3 aprile alle 16.29 italiane.

La sonda SDO è in effetti un telescopio spaziale specializzato nello studio del Sole. Lanciata nel febbraio 2010, dalla sua orbita geosincrona tiene d’occhio l’attività solare con i suoi strumenti per permettere agli scienziati di studiare tutto ciò che riguarda il Sole. Assieme ad altri telescopi al suolo e spaziali, SDO viene usata anche per monitorare i brillamenti solari, tempeste che possono essere anche molto violente.

La Terra è protetta dal suo campo magnetico che agisce come scudo impedendo che le radiazioni solari causino danni al suolo, a meno che non si tratti di un brillamento estremo come l’Evento di Carrington del 1859, che generò un’aurora vista anche sui cieli di Cuba e soprattutto creò grossi problemi alla rete di telegrafi, allora la tecnologia più avanzata del mondo.

Non sono stati più rilevati brillamenti con energie paragonabili all’Evento di Carrington ma la quantità crescente di apparecchiature elettroniche, le reti elettriche che le alimentano e ancor di più i tanti satelliti in orbita possono essere vulnerabili anche ai brillamenti di classe M.

Una misura dell’energia generata nel brillamento offre maggiori informazioni assieme alla classe. La classe M è circa un decimo dell’intensità della classe X. La classe M2 ha un’intensità doppia della M1, la M3 il triplo e così via. I brillamenti dei giorni scorsi sono stati classificati rispettivamente come M5.3, M5.7 e M5.8. Insomma, si è trattato di 3 brillamenti alquanto intensi.

Le conseguenze riportate sono state per fortuna poche e temporanee con solo alcuni blackout in trasmissioni radio. La NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha segnalato blackout di tipo R2 in una scala in cui R1 è il livello minimo ed R5 è il livello massimo, il che significa che il blackout dei giorni scorsi non è stato nulla di grave.

Il monitoraggio del Sole è continuo ma al momento in caso di brillamento di classe X non saremmo molto preparati alle sue conseguenze. Gli USA stanno investendo molto in nuove sonde spaziali ancor più avanzate che ci permettano di capire meglio le dinamiche dell’attività solare. L’obiettivo finale è quello di prepararsi al peggio per evitare devastazioni che azzopperebbero i sistemi elettrici nel mondo.

Foto del Sole in occasione del picco del secondo brillamento (Foto NASA/SDO)
Foto del Sole in occasione del picco del secondo brillamento (Foto NASA/SDO)
Foto del Sole in occasione del picco del terzo brillamento (Foto NASA/SDO)
Foto del Sole in occasione del picco del terzo brillamento (Foto NASA/SDO)

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