Scoperta la prima coppia di buchi neri supermassicci che orbitano l’uno attorno all’altro

Buchi neri supermassicci, indicati come C1 e C2, osservati con VLBA (Immagine Bansal et al., NRAO/AUI/NSF.)
Buchi neri supermassicci, indicati come C1 e C2, osservati con VLBA (Immagine Bansal et al., NRAO/AUI/NSF.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” descrive la scoperta della prima coppia di buchi neri supermassicci che orbitano l’uno attorno all’altro al centro della galassia che li ospita, chiamata 0402+379. Un team di astronomi ha utilizzato il radiotelescopio Very Long Baseline Array (VLBA) per individuare i due buchi neri a circa 750 milioni di anni luce dalla Terra. La loro massa combinata è di circa 15 miliardi di volte quella del Sole.

Oggi sappiamo che la maggior parte delle galassie ha un buco nero supermassiccio al proprio centro. Quando due galassie si fondono i loro buchi neri supermassicci cominciano ad attrarsi tra di loro fino a fondersi in un unico buco nero ancor più massiccio. Tutto ciò era stato teorizzato tempo fa ma nessuno era ancora riuscito a individuare una coppia di quel genere.

La coppia di buchi neri supermassicci è stata individuata nella galassia a spirale 0402+379, scoperta nel 1995. Tra il 2003 e il 2005 è stata studiata utilizzando per la primva volta il radiotelescopio VLBA, che ha permesso di scoprire che ha due nuclei invece di uno, un segno di una fusione galattica. Greg Taylor dell’Università del New Mexico (UNM), uno degli autori di questa nuova ricerca, nel 2006 concluse assieme a un gruppo di collaboratori che la galassia conteneva due buchi neri supermassicci.

Per questa ricerca, sono stati utilizzati dati raccolti durante osservazioni effettuate tra il 2009 e il 2015 e rianalizzando dati raccolti durante le osservazioni degli anni precedenti. Grazie a questi dati, i ricercatori hanno trovato i due buchi neri supermassicci stimando la loro massa combinata e che la distanza che li separa è di circa 24 anni luce, davvero poco in termini astronomici anche se è moltissimo per due oggetti che orbitano l’uno attorno all’altro.

La stima del periodo impiegato dai due buchi neri supermassicci per compiere un’intera rivoluzione l’uno attorno all’altro è stata stimata in 24.000 anni. Karishma Bansal, prima autrice dell’articolo, ha dichiarato che ci vorranno ulteriori osservazioni nei prossimi 3 o 4 anni per confermare il moto e ottenere una stima precisa del periodo orbitale. Ciò perché esso è talmente lungo che è necessario molto tempo per notare qualsiasi spostamento. Infatti, i ricercatori hanno i dati di oltre un decennio di osservazioni eppure non riescono ancora a notare la minima curva nella loro orbita.

Ci potrebbero volere milioni di anni prima di poter vedere questi due buchi neri supermassicci fondersi. Un evento del genere oggi risulterebbe ancor più interessante per la produzione di onde gravitazionali, uno degli argomenti più caldi degli ultimi anni per l’apertura di nuove frontiere dell’astronomia. Purtroppo in questo caso i tempi di attesa sono sfavorevoli.

Questa scoperta rappresenta il culmine di parecchi anni di osservazioni con uno strumento molto sofisticato ma in questi casi si tratta solo di una fase che servirà a ulteriori studi. Ora i ricercatori potranno cercare altre coppie di buchi neri supermassicci e studiare con maggiori dettagli la loro influenza sulle galassie che li ospitano. Fra qualche miliardo di anni anche la Via Lattea e Andromeda si fonderanno creando una situazione simile a quella della galassia 0402+379.

Rappresentazione artistica dei buchi neri supermassicci nella galassia 0402+379 (Immagine Josh Valenzuela/University of New Mexico)
Rappresentazione artistica dei buchi neri supermassicci nella galassia 0402+379 (Immagine Josh Valenzuela/University of New Mexico)

2 Comments


  1. Ma, se è vero che distano 750 milioni di anni luce è probabile che ora i due buchi neri siano già un unico buco nero.

    Reply

    1. Si, certo. È il problema delle distanze astronomiche: quando le osservazioni riguardano altre galassie il nostro sistema di riferimento viene fortemente influenzato dal limite della velocità della luce.

      Reply

Leave a Reply to Giovanni Cancel reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *