Telescopi sulla Terra osservano Giove per supportare la missione della sonda spaziale Juno

Giove visto dal telescopio Subaru (Foto NAOJ/NASA/JPL-Caltech)
Giove visto dal telescopio Subaru (Foto NAOJ/NASA/JPL-Caltech)

Due telescopi delle Hawaii sono stati utilizzati per nuove osservazioni del pianeta Giove e in particolare della sua celebre Grande Macchia Rossa. Esse sono state condotte per supportare la missione della sonda spaziale Juno della NASA, che il 10 luglio sorvolerà proprio la gigantesca tempesta gioviana. Il telescopio Gemini Nord è stato usato con speciali filtri all’infrarosso vicino per fruttare specifici colori che possono penetrare l’atmosfera superiore e le nuvole di Giove. Lo strumento COMICS del telescopio Subaru è stato usato con filtri per gli infrarossi medi.

Può sembrare strano che i lavori della missione di una sonda spaziale in orbita attorno al pianeta Giove vengano supportatati da telescopi al suolo ma diversi strumenti possono fornire diverse informazioni per diversi periodi. La missione della sonda spaziale Juno della NASA è parte di una più ampia serie di ricerche scientifiche sul pianeta Giove, a loro volta collegate ad esempio alle ricerche sui pianeti giganti gassosi in generale.

Ciò significa che ci sono collaborazioni tra NASA e vari osservatori sulla Terra per coordinare gli sforzi e mettere assieme i dati raccolti per fornire ai ricercatori la massima quantità e qualità possibile. Glenn Orton, uno dei membri del team della missione Juno al JPL della NASA, ha spiegato che le osservazioni con telescopi terrestri migliorano le osservazioni pianificate di Juno fornendo tre tipi aggiuntivi di contesto. I telescopi terrestri possono vedere l’intero pianeta, possono vedere caratteristiche di Giove lungo un certo periodo di tempo e possono vederlo a lunghezze d’onda non disponibili a Juno.

In preparazione del prossimo passaggio ravvicinato della sonda spaziale Juno al pianeta Giove, che sarà incentrato sulla Grande Macchia Rossa, i telescopi Gemini Nord e Subaru, entrambi sul monte Mauna Kea, il 18 maggio 2017 hanno esaminato quella tempesta più grande della Terra. Si tratta di osservazioni che si aggiungono a quelle effettuate in precedenza nel corso di quest’anno per fornire informazioni sulle dinamiche esistenti nell’atmosfera gioviana a varie profondità e non solo in corrispondenza della Grande Macchia Rossa.

Il telescopio Gemini Nord ha rivelato agli infrarossi vicini una miscela di metano e idrogeno nell’atmosfera del pianeta Giove. Le osservazioni hanno mostrato un’inda lunga e finemente strutturata che si estende verso l’esterno del lato est della Grande Macchia Rossa. L’immagini a falsi colori mostra particelle di una foschia presente a varie altitudini viste nella luce solare riflessa.

Lo strumento Cooled Mid-Infrared Camera and Spectrometer (COMICS) del telescopio Subaru ha mostrato che la Grande Macchia Rossa al suo interno diventa più fredda e nuvolosa andando verso il suo centro, con una periferia che è più calda e chiara. Una regione al suo nord-ovest è turbolenta e caotica in modo anomalo, con bande che sono fredde e nuvolose alternate a bande che sono calde e chiare.

La sonda spaziale Juno è entrata nell’orbita di Giove esattamente un anno fa e sta fornendo dati interessantissimi e a volte sorprendenti sul pianeta. La sinergia con i telescopi sulla Terra potrebbe portare ulteriori scoperte sull’atmosfera del pianeta e sulla Grande Macchia Rossa, uno dei suoi elementi più iconici.

Giove visto dal telescopio Gemini Nord (Foto Gemini Observatory/AURA/NASA/JPL-Caltech)
Giove visto dal telescopio Gemini Nord (Foto Gemini Observatory/AURA/NASA/JPL-Caltech)

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