Massimo Luciani

Concetto artistico di RS Ophiuchi con la nana bianca che ruba gas alla compagna (Immagine cortesia DESY/H.E.S.S., Science Communication Lab)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio della nova ricorrente conosciuta come RS Ophiuchi basato sulle rilevazioni dei raggi gamma emessi dall’ultima esplosione avvenuta sulla nana bianca parte della coppia. I ricercatori della Collaborazione MAGIC hanno esaminato i dati raccolti dai telescopi MAGIC concludendo che esplosioni di quel tipo generano una parte dei raggi gamma presenti nella Via Lattea.

La cometa C/2014 UN271 (Bernardinelli-Bernstein)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sulla cometa C/2014 UN271 (Bernardinelli-Bernstein) condotto grazie a osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble. Un team di ricercatori ha usato anche precedenti osservazioni per stimare che il nucleo di questa cometa ha un diametro di circa 119 chilometri. Questo risultato conferma che si tratta della più grande cometa conosciuta. Gli studi continueranno anche se rimarrà molto lontana dalla Terra anche perché quasi certamente proviene dalla nube di Oort.

HD1 nel riquadro ingrandito (Immagine cortesia Harikane et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di quella che potrebbe stabilire il nuovo record per la galassia più lontana conosciuta. Un team di ricercatori che include l’astrofisico italiano Fabio Pacucci del Center for Astrophysics | Harvard & Smithsonian (CfA) ha usato vari telescopi per osservare quest’oggetto, catalogato come HD1, la cui distanza è stata stimata a circa 13,5 miliardi di anni luce dalla Terra.

In un altro articolo, pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters”, alcuni dei ricercatori offrono alcune teorie su HD1. Potrebbe essere una cosiddetta galassia starburst con uno straordinario ritmo di formazione stellare che potrebbe includere la prima generazione di stelle dell’universo oppure un quasar alimentato dal buco nero supermassiccio più antico conosciuto.

La navicella spaziale Crew Dragon Endeavour attraccata alla Stazione Spaziale Internazionale nella missione Ax-1 (Immagine NASA TV)

Poco fa la navicella spaziale Crew Dragon Endeavour di SpaceX è attraccata al modulo Harmony della Stazione Spaziale Internazionale compiendo la prima parte della sua missione privata Axiom Mission 1 o semplicemente Ax-1 iniziata con il suo lancio avvenuto ieri. Dopo le verifiche che la pressione fosse stata correttamente equilibrata, il portello verrà aperto per permettere a Michael López-Alegría, Larry Connor, Eytan Stibbe e Mark Pathy di entrare nella Stazione.

La navicella spaziale SpaceX Crew Dragon Endeavour inizia la missione Ax-1 decollando su un razzo Falcon 9 (Immagine NASA TV)

Poco fa la navicella spaziale SpaceX Crew Dragon Endeavour è partita su un razzo vettore Falcon 9 dal Kennedy Space Center nella missione Axiom Mission 1 o semplicemente Ax-1. Dopo circa dodici minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo. Trascorrerà circa 10 giorni in orbita che includono 8 giorni sulla Stazione Spaziale Internazionale. A differenza delle missioni spaziali private condotte l’anno scorso, la Ax-1 ha anche scopi commerciali in una collaborazione tra SpaceX, Axiom Space e NASA per l’accesso alla Stazione allo scopo di condurre lavori utili per lo sviluppo di nuove tecnologie e per ricerche scientifiche.