Massimo Luciani

Il cargo spaziale Progress MS-19 al decollo su un razzo Soyuz-2.1a (Immagine cortesia Roscosmos)

Poche ore fa la navicella spaziale Progress MS-19 è decollata su un razzo vettore Soyuz-2.1a dal cosmodromo kazako di Baikonur. Dopo circa nove minuti si è separata con successo dall’ultimo stadio del razzo e si è immessa sulla sua rotta. Il cargo spaziale ha iniziato la missione di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale indicata anche come Progress 80 o 80P. In questa missione, la rotta utilizzata è quella che richiede circa due giorni di viaggio.

Concetto artistico del sistema di WD1054-226 (Immagine cortesia Mark A. Garlick / markgarlick.com)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Monthly Notice of the Royal Astronomical Society” riporta l’osservazione di detriti orbitanti attorno alla nana bianca catalogata come WD1054-226 in una formazione che suggerisce un legame gravitazionale come quello che può essere generato da un pianeta. Un team di ricercatori ha usato la macchina fotografica ULTRACAM montata sul telescopio NTT all’Osservatorio La Silla dell’ESO in Cile per esaminare gli oggetti che passano regolarmente di fronte a quei resti di stella. Dati ottenuti dal telescopio spaziale TESS della NASA hanno aiutato a identificare quello che sembra un disco di detriti che non si sono dispersi, forse grazie a un pianeta che agisce come una sorta di pastore che li tiene legati. Il pianeta sarebbe nell’area abitabile di quel sistema, un caso particolare dato che ha al centro una nana bianca.

Concetto artistico di Proxima d e Proxima Centauri (Immagine ESO/L. Calçada)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” riporta la scoperta di un altro pianeta roccioso nel sistema di Proxima Centauri. Un team di ricercatori guidato da João Faria dell’Instituto de Astrofísica e Ciências do Espaço, Portogallo, che include Mario Damasso dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) ha usato rilevazioni condotte con lo spettrografo ESPRESSO montato sul VLT dell’ESO in Cile per trovare le tracce del pianeta che è stato catalogato come Proxima d. Si tratta dell’esopianeta con la massa più piccola individuato con il metodo della velocità radiale dato che la massa minima stimata è circa un quarto di quella della Terra, il doppio di quella di Marte. La sua distanza da Proxima Centauri è attorno ai 4 milioni di chilometri perciò è più simile a Venere o a Mercurio.

Il blazar OJ 287 osservato a diverse lunghezze d'onda da RadioAstron, GMVA e VLBA

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astronomical Journal” riporta osservazioni del blazar OJ 287 condotte combinando diversi radiotelescopi in varie aree del mondo e l’antenna RadioAstron nello spazio. Un team di ricercatori che include Gabriele Bruni dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Roma ha ottenuto in questo modo le immagini alla più alta risoluzione ottenuta finora di OJ 287. Esse confermano la presenza di due buchi neri supermassicci ad alimentare il nucleo galattico attivo, uno dei motivi per cui questo blazar è da molto tempo al centro dell’interesse di molti scienziati.

L'ammasso globulare M14 (Image NOIRLab/NSF/AURA)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di osservazioni dell’ammasso globulare M14. Un team di astronomi guidato da Francesca D’Antona dell’INAF (Istituto nazionale di astrofisica) di Roma ha usato il telescopio spaziale Hubble per studiare M14 scoprendo che oltre un terzo delle stelle di M14 contiene una quantità di elio mai osservata fuori dagli ammassi globulari dato che ha picchi superiori al 30% della loro massa. Secondo i ricercatori, la spiegazione più probabile è che si tratti di stelle di seconda generazione che hanno inghiottito l’elio espulso da stelle di prima generazione durante la loro agonia.