Telescopi

La cometa C/2014 UN271 (Bernardinelli-Bernstein)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sulla cometa C/2014 UN271 (Bernardinelli-Bernstein) condotto grazie a osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble. Un team di ricercatori ha usato anche precedenti osservazioni per stimare che il nucleo di questa cometa ha un diametro di circa 119 chilometri. Questo risultato conferma che si tratta della più grande cometa conosciuta. Gli studi continueranno anche se rimarrà molto lontana dalla Terra anche perché quasi certamente proviene dalla nube di Oort.

HD1 nel riquadro ingrandito (Immagine cortesia Harikane et al.)

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta la scoperta di quella che potrebbe stabilire il nuovo record per la galassia più lontana conosciuta. Un team di ricercatori che include l’astrofisico italiano Fabio Pacucci del Center for Astrophysics | Harvard & Smithsonian (CfA) ha usato vari telescopi per osservare quest’oggetto, catalogato come HD1, la cui distanza è stata stimata a circa 13,5 miliardi di anni luce dalla Terra.

In un altro articolo, pubblicato sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters”, alcuni dei ricercatori offrono alcune teorie su HD1. Potrebbe essere una cosiddetta galassia starburst con uno straordinario ritmo di formazione stellare che potrebbe includere la prima generazione di stelle dell’universo oppure un quasar alimentato dal buco nero supermassiccio più antico conosciuto.

Il sistema di AB Aurigae con il suo protopianeta visti da Hubble

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” riporta uno studio sul protopianeta catalogato come AB Aurigae b, un gigante gassoso che sta crescendo seguendo un processo inusuale chiamato instabilità del disco. Un team di ricercatori ha utilizzato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble e con il telescopio Subaru sul Mauna Kea, alle Hawaii, che coprono un intervallo di tempo tra il 2007 e il 2021 per trovare le prove di quella formazione violenta. Provare che i giganti gassosi possono formarsi in seguito all’instabilità del disco aiuterà a capire meglio anche la storia del sistema solare.

Earendel, indicata dalla freccia, vista da Hubble (Immagine NASA, ESA, B. Welch (JHU), D. Coe (STScI), A. Pagan (STScI))

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” riporta la scoperta della stella singola più lontana, soprannominata Earendel. Un team di ricercatori ha utilizzato dati raccolti nel corso del programma RELICS (Reionization Lensing Cluster Survey) usando il telescopio spaziale Hubble per cercare le galassie più luminose risalenti al primo miliardo di anni di vita dell’universo. Un grande ammasso galattico catalogato come WHL0137-08 ha distorto l’immagine di galassie molto lontane in un effetto di lente gravitazionale al punto da permettere di individuare una singola stella lontana circa 12,9 miliardi di anni luce dalla Terra. Lo studio di Earendel, la cui massa è stata stimata ad almeno 50 volte quella del Sole, aiuterà a capire meglio la formazione e l’evoluzione delle primissime generazioni di stelle dell’universo.

La stella V Hydrae con i suoi anelli vista da ALMA (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/S. Dagnello (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo accettato per la pubblicazione sulla rivista “The Astrophysical Journal” riporta i risultati di uno studio della stella V Hydrae che include la scoperta di un sistema di sei anelli che la circondano e si stanno espandendo e due strutture a clessidra. Un team guidato da Raghvendra Sahai del JPL della NASA ha usato il radiotelescopio ALMA e dati raccolti con il telescopio spaziale Hubble per studiare i materiali che sono stati espulsi da V Hydrae nel corso dell’agonia che la porterà alla morte. Queste osservazioni possono fornire preziose informazioni per capire meglio i processi in atto durante una fase relativamente breve e quindi difficile da osservare.