Asteroidi

Le prime immagini di 2015 TG387 (Immagine cortesia Scott Sheppard)

Un articolo sottoposto per la pubblicazione sulla rivista “The Astronomical Journal” descrive la scoperta di 2015 TG387, un oggetto dalla lunghezza stimata attorno ai 300 chilometri la cui distanza dal Sole è circa 80 volte quella della Terra. Un team di astronomi guidato da Scott Sheppard della Carnegie Institution for Science l’ha avvistato per la prima volta il 13 ottobre 2015 nel corso delle ricerche di un altro pianeta oltre l’orbita di Plutone. L’orbita di questo oggetto, che è stato soprannominato The Goblin, e quelle del pianeta nano Sedna e del possibile pianeta nano 2012 VP113 potrebbero essere spiegate dalla presenza di un pianeta ancora sconosciuto.

Concetto artistico di Patroclus e Menoetius (Immagine cortesia W.M. Keck Observatory/Lynette Cook)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Astronomy” descrive una ricerca sulle migrazioni dei pianeti gassosi del sistema solare. Un team di scienziati ha studiato due asteroidi chiamati Patroclus e Menoetius che sono fuori dal normale dato che formano una coppia di troiani di Giove, il che significa che orbitano in un punto di equilibrio del sistema Sole-Giove. La loro conclusione è che la loro esistenza costituisce una prova degli spostamenti delle orbite dei pianeti gassosi.

La sonda spaziale New Horizons ha fotografato il suo prossimo obiettivo Ultima Thule

La NASA ha pubblicato un’immagine catturata dalla sua sonda spaziale New Horizons in cui il suo strumento LORRI ha individuato Ultima Thule, l’oggetto, ma potrebbero esserci due oggetti e/o una luna, della fascia di Kuiper che rappresenta il suo prossimo obiettivo per un passaggio ravvicinato previsto per Capodanno 2019. Quando le 48 fotografie combinate nell’immagine sono state scattate, il 16 agosto 2018, New Horizons era ancora a circa 172 milioni di chilometri di distanza da Ultima Thule e riuscire a individuare l’obiettivo è positivo perché i responsabili della missione possono cominciare a valutare eventuali aggiustamenti alla rotta della sonda.

Rappresentazione artistica di 'Oumuamua e delle sue emissioni (Immagine ESA/Hubble, NASA, ESO, M. Kornmesser)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca sull’asteroide interstellare 1I/2017 U1 ‘Oumuamua i cui autori ritengono che dopotutto si tratti di una cometa come avevano pensato inizialmente i suoi scopritori. Un team di ricercatori guidato da Marco Micheli del Coordination Centre ESA SSA-NEO di Frascati ha usato osservazioni effettuate con il telescopio spaziale Hubble e vari telescopi al suolo per seguire la traiettoria di ‘Oumuamua scoprendo che era diversa da quella calcolata tenendo conto delle varie influenze gravitazionali. La conclusione è che c’è un’attività cometaria che genera una spinta aggiuntiva.

L'asteroide Ryugu

L’agenzia spaziale giapponese JAXA ha confermato che la sonda spaziale Hayabusa 2 ha raggiunto l’asteroide Ryugu. Si trova ora a un’altitudine di circa 20 chilometri e da lì comincerà una serie di osservazioni della superficie allo scopo di trovare il punto più adatto per atterrarvi. Quella manovrà avverrà nell’ottobre 2018 in una data che dev’essere ancora determinata.