Galassie

Arp-Madore 417-391, o semplicemente AM 417-391, assieme ad altre galassie e stelle

Un’immagine catturata dallo strumento ACS del telescopio spaziale Hubble mostra Arp-Madore 417-391, o semplicemente AM 417-391, una coppia di galassie che si stanno fondendo. Fa parte del catalogo Arp-Madore, che raccoglie galassie particolarmente peculiari nel cielo meridionale. Esso include coppie di galassie interagenti a livelli che possono arrivare a una fusione proprio come AM 417-391.

Lo strumento Advanced Camera for Surveys (ACS) è ottimizzato per la caccia a galassie e ammassi galattici nell’universo antico. La coppia AM 417-391 è lontana “solamente” 670 milioni di anni luce e rappresenta un eccellente oggetto di studio per gli astronomi interessati alle fusioni galattiche.

L'ammasso galattico Abell 2744, soprannominato Ammasso di Pandora, con al centro due riquadri che mostrano le galassie GLASS-z10 (1) e GLASS-z12 (2)

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riportano i risultati dell’analisi di osservazioni dell’ammasso galattico Abell 2744 e dell’area circostante con il telescopio spaziale James Webb. Due team di ricercatori guidati rispettivamente da Marco Castellano dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Roma e da Rohan Naidu dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics del MIT hanno esaminato in particolare due galassie lontanissime. La galassia chiamata GLASS-z12 dal secondo team potrebbe essere la più antica identificata finora perché secondo le stime risale a 350 milioni di anni dopo il Big Bang. L’altra galassia, chiamata GLASS-z10, secondo le stime risale a 450 milioni di anni dopo il Big Bang.

Un'immagine composita dell'ammasso galattico Abell 2255

Un articolo pubblicato sulla rivista “Science Advances” riporta i risultati di uno studio dell’ammasso galattico Abell 2255 che per la prima volta ha rilevato un bagliore radio su una scala talmente vasta da circondare l’intero ammasso. Un team di ricercatori ha utilizzato il radiotelescopio LoFar per 18 notti su un’area con dimensioni quattro volte la Luna piena per ottenere un risultato così dettagliato. Secondo i ricercatori l’origine di quell’emissione che ha un’ampiezza di almeno 16 milioni di anni luce è legata all’energia rilasciata durante la formazione dell’ammasso.

L'ammasso NGC 346 visto da Hubble (NASA, ESA, A. James (STScI))

Due articoli pubblicati sulla rivista “The Astrophysical Journal” riportano diversi aspetti di uno studio su NGC 346, un ammasso aperto di stelle nella Piccola Nube di Magellano, una delle galassie nane satellite della Via Lattea. Due team di ricercatori che hanno in comune le rispettive guide, Elena Sabbi dello Space Telescope Science Institute e Peter Zeidler dell’AURA/STScI per l’ESA, hanno usato osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble e il VLT. Hanno esaminato il movimento a spirale delle stelle dell’ammasso al suo interno, un movimento che sembra favorire la formazione stellare.

Immagine composita della galassia SDSS J1448+1010 vista da ALMA e Hubble (Immagine ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), J. Spilker et al (Texas A&M), S. Dagnello (NRAO/AUI/NSF))

Un articolo pubblicato sulla rivista “The Astrophysical Journal Letters” riporta uno studio sulla galassia SDSS J1448+1010. Un team di ricercatori ha usato il radiotelescopio ALMA, il telescopio spaziale Hubble e altri strumenti per esaminarla scoprendo che al suo interno non si formano più stelle. Dopo aver analizzato le osservazioni raccolte, hanno concluso che ciò è dovuto al fatto che SDSS J1448+1010 è il frutto di una fusione galattica in cui una buona parte dell’idrogeno che forma le stelle è stata espulsa in seguito agli effetti gravitazionali subiti nel corso di quell’evento. Infatti, i ricercatori hanno scoperto quella che è stata definita una coda mareale formata dai materiali espulsi, che includono anche stelle.