Un modello alternativo per la formazione di Sputnik Planitia su Plutone

Plutone con Caronte sullo sfondo (Immagine NASA/JHUAPL/SwRI)
Plutone con Caronte sullo sfondo (Immagine NASA/JHUAPL/SwRI)

Un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” descrive una ricerca che suggerisce una rapida formazione del grande bacino di Sputnik Planitia, una parte della regione a forma di cuore sul pianeta nano Plutone, nelle prime fasi della sua vita. Un team di ricercatori guidato da Douglas Hamilton, professore di astronomia presso l’Università del Maryland, ha concluso che le sue caratteristiche potrebbero essere le inevitabili conseguenze dei processi che hanno determinato la sua evoluzione.

Solo un paio di settimane fa due articoli, pubblicati sempre sulla rivista “Nature”, avevano descritto ricerche sulla formazione geologica a forma di cuore e sulle sue conseguenze per l’intero Plutone. Erano anche stati portati nuovi indizi della possibile presenza di un oceano sotterraneo. L’origine del bacino era stata attribuita a un enorme impatto ma ora un’altra ricerca offre una spiegazione alternativa.

Il team di Douglas Hamilton ha creato simulazioni al computer per cercare di capire la possibile formazione ed evoluzione di Sputnik Planitia. Forse il bacino non si è formato in seguito a un impatto ma a causa delle condizioni climatiche esistenti su Plutone. Il ghiaccio si sarebbe formato attorno alle latitudini più fredde come il centro di Sputnik Planitia. Come nelle precedenti ricerche, una delle conclusioni è che il peso avrebbe causato conseguenze sui moti del pianeta nano e anche su quelli di Caronte, la sua luna principale.

Affermare che il cuore pesante ha causato inevitabilmente la depressione sembra una battuta ma è proprio ciò che potrebbe essere accaduto su Plutone. Un fenomeno analogo si è verificato in Groenlandia, dove un bacino è stato creato dal ghiaccio quando la crosta su cui poggia è stata spinta verso il basso. Si tratta di un modello alternativo a quello dell’impatto: ognuno dei due potrebbe essere valido ma al momento i dati disponibili non sembrano sufficienti a stabilire se uno dei due sia corretto.

Douglas Hamilton ha fatto parte anche del team che ha condotto la ricerca che ha offerto nuovi indizi sulla possibilita che ci sia un oceano sotto Sputnik Planitia o almeno che ci fosse in passato. Un oceano potrebbe esistere addirittura per miliardi di anni grazie al calore prodotto dal decadimento radioattivo di materiali presenti all’interno di Plutone.

Forse l’oceano esisteva in passato e a un certo punto ha cominciato a congelarsi formando non il ghiaccio comune che conosciamo ma un tipo meno voluminoso che richiede condizioni come quelle su Plutone. La conseguente contrazione potrebbe aver provocato le fratture visibili sulla superficie del pianeta nano.

La sonda spaziale New Horizons della NASA ha terminato di inviare i dati raccolti durante il volo ravvicinato del 14 luglio 2015 poche settimane fa. Ciò significa che potrebbero esserci alcuni dati importanti riguardanti Sputnik Planitia che devono ancora essere studiati. Sicuramente le ricerche sul cuore di Plutone continueranno.

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